La Danza come Cura – Racconto di una residenza di Danza Duende

martedì 19 Aprile 2022

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A fine marzo un gruppo di donne di età e provenienza diverse ha partecipato a un laboratorio residenziale di Danza Duende. Hanno usato il corpo e il movimento per riflettere e sperimentare la complessità della relazione tra gli individui e lo spazio urbano e sociale a partire da un testo fondamentale della letteratura italiana: Le città invisibili di Italo Calvino.

Osservando il contesto locale, non si può fare a meno di notare come la pandemia di Covid-19 e il conseguente isolamento abbiano avuto un impatto sulla salute mentale delle persone. Il rapporto delle persone con lo spazio urbano e sociale si è in qualche modo spostato in direzione di un maggiore distacco, paura e diffidenza.

L’evidente necessità di risanare questo rapporto ha spinto il CESIE a costruire il concetto alla base di questo workshop residenziale. L’obiettivo era quello di sostenere un processo di riappropriazione dello spazio urbano da parte di persone che hanno vissuto il trauma dell’isolamento e si trovano in una condizione di disagio psicologico, nel tentativo di curare un rapporto conflittuale con la dimensione urbana.

Condotto da Anastasia Francaviglia e Soad Ibrahim, il laboratorio sviluppava il tema attraverso i principi ed i metodi della Danza Duende, e con l’ausilio del testo di Italo Calvino.

Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra”.

– Italo Calvino, Le Città invisibili

Cosa è la Danza Duende?

La Danza Duende è una pratica di movimento creata nel 2004 da Yumma Mudra con l’intento di vivere la danza e danzare la vita. Lo scopo della Danza Duende è quello di permettere allз praticanti di essere se stessз, esattamente come sono in un determinato momento nel tempo e nello spazio. Questo avviene attraverso una serie di giochi ed esercizi che utilizzano il movimento e l’improvvisazione.

L’impatto principale dell’esperienza sulle partecipanti – tutte donne di età compresa tra 20 e 60 anni, e con background diversi – è stata la creazione di uno spazio invisibile in cui sentirsi sicure e libere dal giudizio. Uno spazio in cui la collettività sostiene l’individuo e gli dà la forza di proseguire in un processo di crescita nell’espressione di sé, nella consapevolezza di sé e nella fiducia in sé. In questo senso, per molte di loro è stata un’esperienza terapeutica.

Sento il mio cuore scoppiare di gioia. Come un solletico che mi danza dentro. Perché stiamo sperimentando l’autenticità di ognuna di noi e di ognuna di noi in relazione agli altri.

Partecipante

Guarda il video-racconto della residenza:

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