8 marzo: diritti delle donne, lavoro di cura e responsabilità collettiva

sabato 7 Marzo 2026

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L’8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne (in una prospettiva non binaria, per ‘donne’ intendiamo tutte le persone che si identificano come tali), è un momento per ricordare le lotte che hanno aperto spazi di libertà sul piano politico, economico e lavorativo, e per chiederci, oggi, a che punto siamo davvero con l’uguaglianza di genere.

Nonostante i progressi, i dati ci raccontano una realtà ancora segnata da profonde disuguaglianze. Il lavoro di cura, in particolare, continua a pesare in modo sproporzionato sulle donne, influenzando autonomia economica, benessere e possibilità di scelta.

Lavoro di cura, ancora troppo femminile

Un recente rapporto EQUAL-CARE evidenzia che, in tutta Europa, le donne rappresentano più di due terzi della forza lavoro formale nel settore della cura, con uno squilibrio ancora maggiore nel lavoro familiare non retribuito, dove le donne forniscono la maggior parte del supporto a bambini, parenti anziani e persone con disabilità. Questo riflette norme di genere persistenti, ma anche scelte politiche che continuano a dare per scontato che le famiglie – spesso le donne – assorbano gran parte del carico di cura.

In Italia, le donne costituiscono quasi il 90% della forza lavoro della cura, con una forte presenza di lavoratrici straniere (circa il 70%). Questo carico squilibrato costringe molte donne a ridurre il lavoro retribuito o a uscire dal mercato del lavoro; di conseguenza, l’Italia registra uno dei più bassi tassi di occupazione femminile in Europa e il più ampio divario occupazionale di genere (circa 19 punti percentuali). Allo stesso tempo, il settore della cura rimane fortemente sottovalutato: nonostante richieda competenze significative, lavoro emotivo e responsabilità, molti lavori di cura sono mal retribuiti e poco riconosciuti, rafforzando le disuguaglianze strutturali che colpiscono molte donne impiegate nel settore.

Il rapporto EQUAL-CARE sottolinea la necessità di un cambiamento culturale e politico più ampio. Tra le raccomandazioni figurano il coinvolgimento maggiore degli uomini nelle attività di cura, il miglioramento delle condizioni lavorative nel settore della cura e il riconoscimento della cura come responsabilità sociale collettiva, e non solo come dovere familiare privato. Questi sono passi fondamentali per ridurre il divario di genere nella cura e costruire società più eque, ma trasformare norme di genere radicate richiede anche un lavoro diretto con le comunità.

Lavorare con le comunità per cambiare mentalità

Questi dati mostrano come le disuguaglianze di genere non siano solo persistenti, ma sistemiche. Quando le responsabilità di cura ricadono principalmente sulle donne, gli effetti si estendono oltre la vita individuale e si trasmettono di generazione in generazione.

Con V.O.I.C.E. (Vision, Opportunity, Inclusion, Community, Equality), lavoriamo per cambiare questa realtà, promuovendo consapevolezza sui diritti delle donne, sui ruoli di genere e sul gender care gap attraverso formazioni, strumenti educativi, campagne di sensibilizzazione e attività comunitarie. L’obiettivo è lavorare “dal basso”, coinvolgendo scuole, famiglie, persone che lavorano nell’ambito educativo, e comunità locali per costruire pratiche più eque e inclusive.

L’uguaglianza di genere è un processo che richiede impegno costante, scelte politiche coraggiose e un cambiamento culturale profondo. E l’8 marzo ci ricorda che chiunque può fare la propria parte: mettendo in discussione stereotipi, valorizzando il lavoro di tutte le persone dando loro valore e  cura, sostenendo percorsi educativi e creando spazi di dialogo nelle comunità.

Come l’arte può portare al cambiamento culturale

In questo spirito, ti invitiamo a partecipare alla proiezione gratuita di un film – venerdì 13 marzo 2026 alle 18.30 da’EPYC - European Palermo Youth Center– seguito da un dibattito aperto e guidato da un gruppo di giovani dello Youth Advisory Board - Consulta Giovanile.

La storia che vedremo non è una storia comoda anzi, con un po’ di rabbia trattenuta, il film smonta stereotipi, ruoli di genere e la violenza patriarcale alla base, costringendoci a guardare ciò che spesso la società normalizza.

Sarà un’occasione per riflettere insieme su violenza di genere, stereotipi, consenso e responsabilità collettiva, e per continuare a dare voce all’uguaglianza.

Clicca qui per saperne di più e prenotare.

A proposito dei progetti

V.O.I.C.E. – Vision, Opportunity, Inclusion, Community, Equality è un progetto finanziato dal programma CERV-2024-GE dell’Unione Europea.

EQUAL-CARE – Enhancing Gender Equality in the Disability Care Sector è un progetto finanziato dal programma Citizens, Equality, Rights and Values (CERV) dell’Unione Europea, che mira a contrastare il divario di genere nell’ambito dell’assistenza, sia informale a lungo termine sia formale, con un’attenzione particolare alla cura delle persone con disabilità. 

Per maggiori informazioni

Leggi la scheda progetto di VOICE. Contatta Sefora Giaimo: sefora.giaimo@cesie.org

Leggi la scheda progetto di EQUAL CARE. Per ulteriori informazioni contatta Nuria Casablanca: nuria.casablanca@cesie.org.

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