Il fenomeno della tratta finalizzata allo sfruttamento lavorativo: il ruolo delle aziende nella prevenzione

giovedì 16 Aprile 2026

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Spesso tendiamo ad associare la tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento lavorativo a situazioni estreme, a luoghi lontani o a reti criminali che sembrano distanti dalla nostra quotidianità. È importante invece, interrogarsi su quanto questo fenomeno sia presente in Italia e su quale ruolo possano avere  le aziende nella sua prevenzione. 

La tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento lavorativo è un grave reato e una violazione dei diritti umani che incide sulla vita di milioni di persone nel mondo. Si definisce come il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone attraverso la coercizione, l’inganno, l’abuso di potere o lo sfruttamento di una condizione di vulnerabilità, al fine di sottoporle a lavoro o servizi forzati. In tali situazioni, le persone sono controllate o manipolate e costrette a lavorare in condizioni di sfruttamento, spesso tramite minacce, debiti, falsità sulle condizioni di lavoro o abuso del loro stato di necessità (Protocollo delle Nazioni Unite contro la tratta, 2000).

Le persone migranti e rifugiate possono essere più esposte a situazioni di rischio, in particolare quando non dispongono di documenti, permessi di soggiorno o di lavoro. Secondo alcune statistiche recenti condivise da SIRIT, l’Osservatorio permanente sui fenomeni connessi alla tratta di esseri umani e al grave sfruttamento, erano 2.853 le persone a rischio di tratta in Italia nel 2024. Si tratta, però,  di una stima parziale: molte persone scelgono di non chiedere aiuto per paura o mancanza di fiducia. Di fatto il numero reale potrebbe raggiungere le 20.000 unità. In Italia, una quota significativa di casi riguarda  lo sfruttamento lavorativo (22,5%) e quello sessuale (16,4%). Le persone coinvolte provengono da Paesi in via di sviluppo, tra cui: Nigeria (22,2%), Marocco (10,8%), Costa d’Avorio (10,7%), Bangladesh (9,5%), Tunisia (7,0%), Pakistan (5,7%), e India (4,7%).  

L’Italia è considerata non solo un paese di arrivo per le persone che percorrono la rotta del Mediterraneo centrale, bensì un importante punto di transito per le vittime che proseguono verso altri stati europei (GRETA, 2024). In base ai dati del 2024 la percentuale più alta di vittime all’interno del Paese viene identificata in: Emilia-Romagna (14,3%), Veneto (12,7%), Lazio (10,6%), Lombardia (9,4%), e Sicilia (8,7%).

I casi di sfruttamento si manifestano in diversi settori, sebbene alcuni appaiano più a rischio di altri. Nel sud Italia, ad esempio, la produzione agricola su larga scala dipende fortemente dalla manodopera stagionale delle persone migranti. In questo contesto, il fenomeno del caporalato – un sistema illecito di intermediazione del lavoro –continua ad essere alla base dello sfruttamento di migliaia di persone migranti che operano nel settore agricolo, nell’edilizia e nella logistica (GRETA, 2024).

Nelle regioni settentrionali, lo sfruttamento si estende anche al settore tessile e a quello dell’ospitalità alberghiera, con casi di persone assunte con modalità ingannevoli o sottoposte a condizioni coercitive. 

Nei contesti urbani, inoltre, molte persone svolgono per lo più lavori domestici o di assistenza, spesso in  condizioni di totale isolamento all’interno di abitazioni private. 

I settori più esposti condividono alcune caratteristiche comuni: forte dipendenza dal lavoro stagionale o dai subappalti, bassa retribuzione, meccanismi di reclutamento illeciti o informali e controlli insufficienti da parte degli ispettorati del lavoro.

Anche aziende e realtà imprenditoriali possono, talvolta inconsapevolmente, essere esposte a rischi legati alla tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento lavorativo. Tali rischi non sono riconducibili necessariamente alle prassi adottate dall’azienda, ma potrebbero emergere in un secondo momento, negli accordi di subappalto o nella filiera produttiva.   

Essere consapevoli di questo fenomeno e comprendere i meccanismi su cui si fonda aiuta le imprese a evitare eventuali problemi legali, finanziari o danni di immagine. Prevenire questi rischi diventa di conseguenza non solo una responsabilità etica, bensì un modo concreto per rendere un’azienda più resiliente, responsabile e competitiva nel tempo.

Ad ogni modo, la responsabilità delle aziende non si limita a questi aspetti.

Le aziende rappresentano i principali attori del mercato del lavoro e delle filiere produttive. Le decisioni che prendono ogni giorno, dalla  selezione dei fornitori alla gestione dei contratti, incidono in modo significativo sull’organizzazione del lavoro e sulle condizioni del mercato. Operare in modo etico, dunque, non rafforza non solo l’azienda, ma contribuisce  anche a migliorare la qualità del mercato e la società in cui viviamo. Le aziende, dunque, possono svolgere un ruolo rilevante nella prevenzione e riduzione  della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento lavorativo. 

EMBRACE mette a disposizione  strumenti pratici e soluzioni collaborative atte a riconoscere la gravità del fenomeno e valorizzare il ruolo delle aziende nelle attività di prevenzione e di contrasto, attraverso delle Procedure Operative Standard progettate per supportare le imprese a prevenire, individuare e rispondere ai rischi dello sfruttamento lavorativo all’interno delle filiere produttive. 

Inoltre, EMBRACE offre attività di formazione rivolte a chi si occupa di prevenzione della tratta finalizzata allo sfruttamento lavorativo.

Per quanto concerne le attività commerciali, la formazione aiuterà le aziende a riconoscere gli indicatori della tratta, ad adottare normative responsabili per gestire le filiere produttive e ad applicare strumenti pratici atti a prevenire lo sfruttamento all’interno delle operazioni aziendali. 

Per le organizzazioni della società civile, l’intenzione è quella di fornire supporto alle persone migranti a rischio di sfruttamento lavorativo, con particolare attenzione ai meccanismi di reclutamento digitali.  I percorsi formativi mirano a facilitare il riconoscimento dei segnali di sfruttamento, la conoscenza dei diritti e una maggiore capacità di orientarsi in modo sicuro nelle procedure di assunzione. 

Per chi opera all’interno degli ispettorati del lavoro è previsto un percorso di formazione volto a fornire tutte le competenze pratiche necessarie per identificare gli indicatori di sfruttamento lavorativo durante le verifiche ispettive condotte all’interno delle aziende. Attraverso i casi di studio e simulazioni, le persone partecipanti potranno rafforzare la propria capacità di analisi, condurre indagini efficaci e tutelare meglio le lavoratrici e i lavoratori che vivono in situazioni di rischio.Infine, la piattaforma di segnalazione consentirà a lavoratrici e lavoratori, persone migranti, consumatrici e consumatori di denunciare i casi di sfruttamento sospetti, contribuendo a promuovere una maggiore trasparenza e senso di responsabilità all’interno del settore privato.

Le aziende responsabili possono fare la differenza. Segui i progressi di EMBRACE o contatta Cecilie La Monica Grus: cecilie.lamonica@cesie.org.

A proposito di EMBRACE

EMBRACE – Empowering Business Communities to Prevent Labour Trafficking è un progetto biennale cofinanziato dal programma AMIF dell’Unione europea (AMIF-2024-TF2-AG-THB, DIREZIONE GENERALE PER LA MIGRAZIONE E GLI AFFARI INTERNI).

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