"Isolare il CAS come se fosse una sola persona, nell'impossibilità evidente di un distanziamento fisico: questa è l’unica cosa che possiamo fare".
Queste sono le parole di Maria Teresa Favarolo, responsabile del CAS “Nuovi Orizzonti” di Marineo, che ci ha dedicato un po’ del suo tempo per raccontarci la situazione attuale che coinvolge ospiti e operatori/operatrici nonché la gestione dell’epidemia da Covid-19 e le conseguenti misure restrittive volte a fronteggiare i contagi.
Tante domande sono state rivolte a Maria Teresa da parte degli operatori e delle operatrici dell’Unità Migrazione del CESIE e il Centro per lo sviluppo creativo Danilo Dolci anche per fare luce sulle verità nascoste e taciute, come spesso accade quando si parla di CAS e di centri di accoglienza.
Maria Teresa è molto stanca ed emotivamente provata. Ci racconta della profonda solitudine che ha provato quando un giovane con problemi psichiatrici ha avuto una “rottura”: “…è stato complicato riuscire a contenerlo e riportarlo ad un equilibrio stante la situazione di quarantena; la condizione del giovane è rientrata solo isolando nella struttura una stanza nella quale potesse stare in tranquillità, invitando i compagni ad una comprensione della drammaticità della sua sofferenza,”.
Noi ribadiamo che il CAS non sia il luogo idoneo per accogliere persone con problematiche psichiatriche.
Tutti i 43 ospiti sembrano avere compreso la necessità di rimanere a casa ma l’alterazione dei ritmi circadiani e l’apatia generalizzata sono gli effetti che si riverberano sulla maggior parte dei ragazzi. Infatti, nonostante vengano proposte numerose attività, l’umore è calante e prevale uno stato di demotivazione.
L’eccezione a tale stato di cose è rappresentata dal gruppo dei giovani provenienti dal Bangladesh che trascorre questo tempo “sospeso”, cucinando dei piatti tipici del loro paese alla cui attività Maria Teresa ha aderito con entusiasmo.
“Adesso, è in arrivo il periodo di Ramadan e i nostri ragazzi hanno tante aspettative; è un periodo molto importante per loro e proverò a garantirgli quei beni che gli permetteranno, di celebrare questo mese, anche se, per ragioni di sicurezza, dovrò vietare alcune cose”.
Nonostante i ritardi nei pagamenti per la gestione della struttura e per gli ospiti, da parte della Prefettura, i ragazzi ricevono ogni mese il loro pocket money. “Non si vuole, in questo momento difficile alterare il loro equilibrio”, spiega Maria Teresa, considerando che anche i loro familiari stanno vivendo un forte disagio legato alla diffusione del Covid19 nei loro Paesi di origine e che, il più delle volte, la quasi totalità delle somme viene spedita dagli ospiti ai loro cari”.
Si preferisce che i ritardi gravino più sulle tasche degli operatori: condizione ingiusta e insopportabile, commentiamo noi.
Dalla Prefettura sono arrivate delle comunicazioni rispetto ad un extra supporto per eventuali fabbisogni aggiuntivi legati alla sorveglianza dei ragazzi (risorse umane) e ai presidi sanitari volti alla prevenzione del contagio, ma resta indiscutibile il bisogno immediato di aumentare il budget per la gestione della struttura degli ospiti, aumentando le ore di lavoro degli operatori.
L’impegno professionale e personale degli operatori di un CAS e la qualità di vita al suo interno meritano di una puntuale disponibilità economica.










