Giornata mondiale del rifugiato: lotta e partecipazione dal basso

sabato 19 Giugno 2021

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Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale sancito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di oltre 70 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati nel mondo che, costretti a fuggire da guerre e persecuzioni, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era la loro vita per cercare salvezza altrove. 

Anche quest’anno, però, questa giornata cade in un momento storico in cui assistiamo a una retorica dell’accoglienza incapace di affrontare i problemi concreti e di confrontarsi in modo sostenibile e non emergenziale con la realtà

Dall’altro, si manifestano comportamenti pregiudiziali, discriminazione sociale e normativa verso le persone immigrate che sembrano minacciare illusori privilegi acquisiti dagli autoctoni e che servono piuttosto a inserirli in una posizione subalterna all’interno delle gerarchie dell’economia e delle società europee.

Sappiamo bene quanto la normativa italiana è andata, con particolare coerenza, costantemente restringendo diritti e libertà per i non cittadini nel corso degli ultimi trent’anni.

Abbiamo assistito durante il covid al continuo nesso tra politiche migratorie, di sicurezza e del lavoro. Si vuole, da un lato, produrre forza lavoro precaria e vulnerabile, espellibile all’occorrenza e regolarizzabile nelle emergenze.

Oltre al razzismo istituzionale a cui larga parte della popolazione migrante è quotidianamente esposta, nel corso dell’emergenza sanitaria molti cittadini stranieri hanno visto aggravarsi ulteriormente le discriminazioni sui social e nelle periferie delle nostre città.

Solo l’intervento della società civile ha potuto – parzialmente – sopperire a queste mancanze, attraverso campagne di informazione, sensibilizzazione e distribuzione di materiale necessario alla tutela della salute.

Il nostro intento, come CESIE, è quello di continuare a denunciare, sensibilizzare rispetto alle diseguaglianze intersezionali che abitano il nostro quotidiano perseguendo il modello di partecipazione dal basso attraverso l’apprendimento reciproco e il rafforzamento della collaborazione tra le organizzazioni della società civile, le associazioni migranti, rappresentanti delle comunità e autorità locali, al fine di promuovere insieme una comunità in cui non possano vincere le solite retoriche dell’accoglienza ma in cui si concretizzi un modello di comunità dove i diritti e le condizioni sociali siano uguali per tutte le persone

CESIE