Le strutture di accoglienza sono davvero luoghi sicuri per bambine, bambini e adolescenti vulnerabili? Quali garanzie reali hanno per essere ascoltati, protetti e messi nelle condizioni di denunciare eventuali abusi?
La violenza nei contesti di accoglienza resta spesso invisibile e sensazioni quali paura, mancanza di fiducia e assenza di strumenti adeguati continuano a ostacolare la possibilità di segnalare quanto vissuto.
La violenza contro le persone di minore età purtroppo però è un fenomeno diffuso e sistemico: a livello globale, 1 minore su 2 subisce ogni anno almeno una forma di violenza. Il rischio aumenta significativamente per bambini e adolescenti che vivono in strutture di accoglienza, spesso esposti a vulnerabilità multiple e con risorse limitate per riconoscere e denunciare gli abusi.
In Italia, il sistema di accoglienza prevede strutture dedicate e specializzate per minori. In questo quadro, la tutela dell’infanzia si fonda su una cooperazione strutturata tra autorità nazionali, regionali e locali, servizi sociali e organizzazioni della società civile.
Dal 2021, è attivo un tavolo interistituzionale promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con funzioni di monitoraggio e aggiornamento delle linee guida nazionali. Questo coordinamento rappresenta un punto di forza del sistema, che però richiede continuità, risorse adeguate e competenze specifiche per tradursi in risultati concreti e duraturi.
Nonostante l’articolato quadro normativo italiano, la sua efficacia dipende dalla capacità delle persone adulte a servizio delle strutture e a contatto con minori di riconoscere, prevenire e affrontare la violenza. Allo stesso tempo, è fondamentale rafforzare la consapevolezza nelle persone di minore età rispetto alle delle diverse forme di violenza e, soprattutto, dei propri diritti, affinché possano sentirsi legittimate e supportate nel chiedere aiuto.
Partendo da questa consapevolezza e dalla necessità di rafforzare sistemi di protezione minorile più integrati e coerenti a livello europeo, nasce SHIELD. L’iniziativa promuove un approccio basato sui diritti, sulla partecipazione attiva delle persone di minore età e sulla responsabilità condivisa tra istituzioni e società civile.
Al centro dell’intervento vi è lo sviluppo di un modello multi-agenzia completo per rafforzare la protezione dell’infanzia nelle strutture di residenza assistita, sostenendo minori, adolescenti e operatorз nel riconoscere la violenza e nell’attivare percorsi sicuri di segnalazione e denuncia.
Attraverso ricerca, formazione, cooperazione multi-agenzia, sensibilizzazione e azioni di advocacy, SHIELD intende contribuire alla creazione di contesti di accoglienza più sicuri e capaci di rispondere in modo efficace ai bisogni delle persone di minore età.
Rafforzare la protezione dellз minori nelle strutture di accoglienza significa andare oltre il solo quadro normativo e investire su competenze, relazioni e responsabilità condivise. SHIELD si inserisce in questo percorso con un obiettivo chiaro: trasformare i sistemi di tutela in pratiche concrete, capaci di ascoltare, proteggere e accompagnare le persone di minore età verso contesti di vita più sicuri, inclusivi e rispettosi dei loro diritti.
Vuoi contribuire a sensibilizzare sul tema della violenza e ai prossimi passi di SHIELD?
Leggi la scheda progetto o scrivi a Cinzia Broccolo: cinzia.broccolo@cesie.org.


A proposito di SHIELD
SHIELD – Strengthening child protection in care facilities to support disclosure of violence è un progetto biennale finanziato dal programma CERV della Commissione Europea (CERV-2024-DAPHNE – CERV-LS).
Partner
- HFC – Hope For Children (Cipro, coordinatore)
- VMG – Verein für Männer und Geschlechterthemen Steiermark (Austria)
- TSoC – The smile of the child (Grecia)
- CESIE ETS (Italia)
- CEA – Centre for Equality Advancement (Lituania)
- FDIP – Fundacion Diagrama Intervencion Psicosocial (Spagna)
Per ulteriori informazioni
Leggi la scheda progetto. Contatta Cinzia Broccolo: cinzia.broccolo@cesie.org.










