Proteggere le persone a rischio di tratta nel mutato panorama migratorio europeo

lunedì 3 Agosto 2026

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Ogni anno, migliaia di vittime di tratta di esseri umani attraversano le frontiere senza essere identificate. In occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani qualche giorno fa, è importante interrogarsi su una questione centrale: l'attuale fase delle politiche migratorie europee, sempre più orientata al rafforzamento dei controlli alle frontiere e alla prevenzione degli arrivi irregolari, contribuisce davvero a garantire che le persone a rischio di sfruttamento vengano riconosciute e protette?

Le ricerche e l'esperienza degli operatori sul campo mostrano con chiarezza che politiche migratorie esclusivamente restrittive non sono sufficienti né a prevenire la migrazione né ad affrontare le cause che rendono possibile la tratta di esseri umani. La tratta si sviluppa infatti in contesti segnati da sfruttamento, violenza, esclusione sociale e assenza di alternative sicure. Quando le vie legali e regolari diventano meno accessibili, molte persone continuano comunque il proprio percorso migratorio attraverso rotte sempre più rischiose, affidandosi a trafficanti o a reti informali che possono esporle a situazioni di sfruttamento e tratta.

Per questo motivo, approcci basati principalmente sulla deterrenza, sul contenimento e sull'esternalizzazione delle politiche migratorie possono generare effetti indesiderati sul piano della protezione delle persone. Procedure accelerate alle frontiere, limitato accesso a valutazioni individuali e trasferimenti verso Paesi terzi rischiano di ridurre le opportunità di individuare tempestivamente le vittime di tratta, ritardando o impedendo l'accesso a forme di tutela e assistenza specializzate. Questi rischi risultano particolarmente elevati per i minori stranieri non accompagnati, per le donne esposte alla violenza di genere e per tutte le persone che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità.

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo

In questo contesto si inserisce l'attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, entrato pienamente in vigore nel giugno 2026 e considerato una delle più importanti riforme del sistema europeo di asilo e migrazione degli ultimi anni.

L'obiettivo dichiarato del Patto è quello di creare un quadro più armonizzato per le procedure di asilo, la condivisione delle responsabilità tra Stati membri e la gestione delle frontiere esterne. Parallelamente, il nuovo sistema attribuisce un forte rilievo alla prevenzione degli ingressi attraverso canali irregolari, all'accelerazione delle procedure di frontiera, all'aumento dei rimpatri e al rafforzamento della cooperazione con Paesi non appartenenti all'Unione europea.

Se da un lato le istituzioni europee presentano queste misure come uno strumento per migliorare coordinamento ed efficacia, dall'altro numerose organizzazioni della società civile, organismi internazionali ed esperti di diritti umani hanno espresso preoccupazione per i possibili effetti sull'accesso alla protezione internazionale e sul rispetto dei diritti fondamentali.

Esternalizzazione delle frontiere e “Paesi terzi sicuri”

Uno degli aspetti più rilevanti della riforma riguarda il crescente ricorso alla cooperazione con Paesi terzi. Attraverso l'estensione del cosiddetto principio del “Paese terzo sicuro”, gli Stati membri potranno fare sempre più affidamento su accordi con Paesi esterni all'UE verso i quali trasferire richiedenti asilo, anche quando il legame tra la persona e quel Paese sia limitato o addirittura assente.

Negli ultimi anni l'Unione europea e diversi Stati membri hanno sviluppato partnership con Paesi di origine e di transito che combinano sostegno finanziario, cooperazione tecnica e obiettivi di gestione dei flussi migratori.

I sostenitori di questo approccio ritengono che tali accordi possano contribuire a contrastare il traffico di migranti, rafforzare i sistemi di protezione locali e promuovere percorsi migratori alternativi e più sicuri. Tuttavia, molte organizzazioni per i diritti umani hanno evidenziato criticità significative, in particolare rispetto alla capacità di alcuni Paesi partner di garantire un accesso effettivo alle procedure di asilo, adeguati standard di protezione e soluzioni durature per le persone che necessitano tutela.

Quando una persona viene trasferita prima che la sua situazione sia stata pienamente esaminata, esiste il rischio concreto che vulnerabilità specifiche — comprese eventuali esperienze di sfruttamento o tratta — rimangano invisibili. Le vittime di tratta, infatti, spesso non raccontano immediatamente quanto vissuto a causa della paura, del trauma subito, della dipendenza dagli sfruttatori o della mancanza di fiducia nelle autorità. Per questo motivo, l'identificazione efficace richiede tempo, competenze specialistiche, mediazione culturale e accesso a servizi orientati alla protezione della persona.

SafeBorders e REACHing: rafforzare la protezione attraverso la cooperazione

Il modo in cui vengono governate le migrazioni ha conseguenze dirette sui diritti delle persone, sulla loro protezione e sul loro accesso alla giustizia. Per questo motivo è fondamentale che ogni intervento continui a basarsi sui principi del diritto internazionale dei diritti umani e della protezione dei rifugiati.

In questo quadro, rafforzare i meccanismi di identificazione precoce e la cooperazione tra istituzioni e società civile diventa essenziale. Operatori di prima linea, servizi di accoglienza, professionisti del diritto e organizzazioni territoriali svolgono un ruolo decisivo nel riconoscere situazioni di vulnerabilità e nel garantire che le persone ricevano il supporto adeguato.

Piuttosto che affrontare la tratta esclusivamente come una questione di sicurezza delle frontiere, i progetti SafeBorders e REACHing puntano a rafforzare la capacità delle istituzioni e dei professionisti di identificare, proteggere e assistere le persone a rischio di tratta, nel pieno rispetto dei loro diritti.

SafeBorders lavora per rafforzare la cooperazione giudiziaria e migliorare le attività investigative attraverso percorsi di formazione specialistica rivolti a magistrati, pubblici ministeri e operatori di prima linea, favorendo al contempo la cooperazione transfrontaliera e lo sviluppo di strumenti innovativi basati sull'intelligenza artificiale a supporto delle indagini. Il progetto promuove inoltre attività di sensibilizzazione e scambio di conoscenze per rafforzare la risposta coordinata contro le reti criminali coinvolte nella tratta di minori.

REACHing, invece, si concentra sull'identificazione precoce e sull'assistenza alle persone vulnerabili. Attraverso équipe multidisciplinari mobili operative in Italia, Francia e Grecia, il progetto sostiene il lavoro degli operatori sul campo, rafforza la collaborazione tra autorità pubbliche e organizzazioni della società civile, sviluppa strumenti operativi condivisi e promuove lo scambio transnazionale di pratiche, coinvolgendo anche organizzazioni partner in Marocco.

Insieme, i due progetti riflettono una convinzione comune: la protezione delle persone dalla tratta richiede cooperazione anziché frammentazione, prevenzione oltre alla sola deterrenza e politiche che pongano i diritti umani, la dignità e l'accesso alla protezione al centro della governance delle migrazioni.

Per approfondire:

Arnoux Bellavitis, M., & Ripoll Servent, A. (2026). The New Pact on Migration and Asylum in a shifting political context: Depoliticization and repoliticization in EU external migration policy. Mediterranean Politics, 31(3), 631–640. https://doi.org/10.1080/13629395.2025.2498846

A proposito di SafeBorders

SafeBorders – Strengthening Judicial expertise and Frontline support to combat Child Trafficking è un progetto cofinanziato dal Directorate-General for Migration and Home Affairs dell’Unione Europea.

A proposito di REACHing

REACHing – REinforcing Assistance to viCtims of Human trafficking è un progetto cofinanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (AMIF) dell’Unione Europea.

Per ulteriori informazioni, contatta Luciano Cortese, luciano.cortese@cesie.org.

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