In un Paese in cui l’educazione sessuale e affettiva è ancora assente nella maggior parte delle scuole, in cui il riconoscimento anagrafico di genere richiede percorsi giudiziari lunghi e medicalizzati, in cui l’accesso ai servizi sanitari è disomogeneo sul territorio, essere visibili significa esporsi, ma anche aprire strade nuove.
In occasione della Giornata internazionale della visibilità transgender, riconosciamo, celebriamo e riaffermiamo una verità fondamentale: le persone transgender e non binarie esistono, partecipano, contribuiscono alla società, e i loro diritti non sono negoziabili.
Rafforzare la visibilità è ancora necessaria perché l’invisibilità produce esclusione. Produce isolamento. Produce silenzio forzato.
In Italia, una normativa ancora indietro
Nonostante queste premesse, mentre aumenta la consapevolezza sociale, cresce anche la pressione normativa. A dicembre 2025 è stato presentato il Disegno di Legge n. 2575 sulle “Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere”. Le principali società scientifiche italiane hanno lanciato un allarme chiaro: il testo, così formulato, rischia di compromettere l’accesso alle cure per le persone transgender e non binarie, in particolare per chi è minorenne.
Si sottolinea infatti che il provvedimento ignora linee guida internazionali ed europee consolidate e propone un confronto parziale con l’Europa, citando solo i Paesi che hanno introdotto restrizioni. Viene inoltre evidenziato il rischio di rallentare procedure mediche già regolamentate, con conseguenze concrete sul benessere psico-fisico delle persone coinvolte.
L’accesso alle cure sanitarie per le persone LGBTQIA+, indipendentemente dall’età, nel rispetto del diritto alla salute e dell’autodeterminazione, deve essere garantito. Quando una proposta normativa ignora queste raccomandazioni, la visibilità diventa ancora più urgente. Perché non si tratta di opinioni, ma di diritti fondamentali.
Celebrare la visibilità trans significa allora prendere posizione, e chiedere una legge che riconosca l’identità di genere sulla base dell’autodeterminazione, senza obbligo di percorsi psicodiagnostici e senza passare per il tribunale. Significa pretendere protezione reale dalle discriminazioni nel lavoro, nella salute, nell’istruzione, nell’accesso alla casa.
L’educazione sessuale e affettiva come strumento fondamentale per una migliore visibilità
Come sostenere la visibilità delle persone transgender e non binarie? Informandosi, intervenendo quando si assiste a discriminazioni, sostenendo la comunità, amplificandone le voci senza sostituirle. È così che inneschiamo un cambiamento culturale profondo: nel modo in cui pensiamo il corpo, il genere, le relazioni e il rispetto reciproco.
Una recente ricerca di Save the Children Italia mostra che tra adolescenti (tra i 12 e i 18 anni), oltre la metà dichiara che sono ‘molto o abbastanza diffusi’ commenti indesiderati sul corpo, offese legate al genere o all’orientamento sessuale e catcalling . È questo il clima in cui crescono le nuove generazioni: un contesto in cui stereotipi, doppi standard e omolesbobitransfobia si intrecciano e si normalizzano. Ma questi fenomeni non nascono nel vuoto: si alimentano proprio dove mancano conoscenza, consapevolezza e strumenti per comprendere la diversità.
È qui che l’educazione sessuale e affettiva può fare la differenza. Non solo perché fornisce informazioni corrette, ma perché è uno strumento concreto che aiuta a decostruire stereotipi, prevenire la violenza, e creare spazi di ascolto e comprensione fin dalla giovane età. Intervenire nelle classi significa lavorare prima che la discriminazione si radichi.
Per rispondere a questo bisogno, con Bottom-Up Talks abbiamo avviato laboratori alla pari per adolescenti e attività di supporto psicologico, per contribuire a costruire spazi più sicuri in cui parlare di identità, corpo, consenso, autodeterminazione, senza pregiudizi e con un approccio positivo. Seguendo i principi della rete SexSense, coordinata da CESIE ETS, promuoviamo un approccio femminista, intersezionale e non binario, adatto all’età di apprendimento e basato su dati scientifici e sui diritti umani.
Perché l’educazione sessuale e affettiva non può essere un’opzione: è prevenzione, empowerment e trasformazione culturale. Questo strumento potente di trasformazione sociale deve essere riconosciuto e applicato come diritto reale e accessibile a tutte e tutti.
La visibilità salva: l’esistenza di una persona non deve essere mai giustificata o convalidata perché ritenuta non conforme. Solo così è possibile rompere la narrazione unica, scardinare stereotipi e creare spazi di possibilità per chi cresce oggi. Allo stesso tempo, la conoscenza è libertà e prevenzione. E quando la conoscenza diventa accessibile, può dare voce alle persone che non hanno avuto il privilegio di essere ascoltate e rappresentate.
Consideriamo il 31 marzo come un promemoria collettivo: con il riconoscimento de diritti, possiamo avere un cambiamento tangibile.
A proposito di BOTTOM-UP TALKS
BOTTOM-UP TALKS – Preventing teen-dating and school-related gender-based violence and promoting psychological well-being from the bottom-up è finanziato dal programma CERV-2024-DAPHNE.
Partner
- CESIE ETS (Italia, Coordinatore)
- C.O.I.R.A.G. ETS – Confederazione di Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi (Italia)
- KMOP – Kentro Merimnas Oikogeneias Kai Paidiou (Grecia)
- CSI – Center for Social Innovation (Cipro)
- House of Diversity Education (Lituania)
- FEA – Femmes Entraide et Autonomie (Francia)
Per ulteriori informazioni
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