Un percorso formativo per recuperare competenze artigiane unendo tradizione e tecniche digitali per lo sviluppo di impresa sociale e di un nuovo modello lavorativo per venditorз ambulanti.
Un percorso che è stato attivato attraverso Artigianato Interculturale - una delle due iniziative locali sovvenzionate da MoreThanAJob – e si compone di:
- Corsi di formazione in artigianato tradizionale e digitale, in particolare attraverso l’uso di biomateriali
- Uno sportello di orientamento per l’avvio di imprese sociali e la conduzione etica di impresa
- Un dialogo con il Comune di Palermo per l’istituzione di un Osservatorio sul lavoro ambulante
Queste attività si svolgono presso NOZ – Nuove Officine Zisa, un luogo che nasce con l’intento di recuperare competenze artigiane che vengono spesso ritenute di secondo livello. Attraverso le sue officine, NOZ vuole unire la tradizione dell’artigianato con le tecniche digitali con il fine ultimo di favorire lo sviluppo di impresa sociale.
Ne abbiamo parlato con Guglielmo Sano, mediatore culturale presso il CRESM, l’organizzazione che coordina l’iniziativa.
Da dove nasce l’idea del progetto?
I lavoratori ambulanti, beneficiari finali del progetto, sono spesso in possesso di competenze artigianali di cui non riconoscono le potenzialità. In particolar modo coloro che hanno un background migratorio, danno spesso per scontate competenze artigianali che noi riteniamo di alto livello. Per loro sono scontate perché hanno difficoltà a riconoscerle come spendibili sul territorio.
Abbiamo scelto i lavoratori ambulanti anche per la loro storia che a Palermo è fatta di movimenti di rivendicazione di diritti non solo sul lavoro, ma anche civili.
Quali sfide avete incontrato fino a questo punto del percorso?
Sono principalmente tre: la diffidenza, il tempo e la lingua.
La diffidenza che può esserci nei confronti di qualcunə che propone una novità, soprattutto a comunità spesso molto chiuse, e causata da precedenti esperienze.
Il tempo rappresenta un elemento ricorrente nelle difficoltà incontrate per prendere parte al percorso formativo, perché spesso difficile da incastrare tra impegni di lavoro e studio.
La lingua è un ostacolo perché spesso si lavora con persone che non conoscono l’italiano. Anche se, le abilità manuali aiutano nel superare eventuali barriere.
Come provate a superare la diffidenza che riscontrate?
Puntando anche in modo abbastanza diretto sul fatto che si tratta di un’occasione per migliorare le proprie condizioni economiche e, allo stesso tempo, fare qualcosa per la propria comunità, perché la comunità è un fattore fondamentale.
La diffidenza cerchiamo di arginarla sul nascere grazie al contributo di chi all’interno delle comunità riveste un ruolo di leadership che sia carismatica, esperienziale, religiosa. Coinvolgendo persone all’interno di ciascuna comunità in grado di trasmettere ciò che vogliamo fare, contiamo di limitare l’abbondono e aumentare il tasso di ritorno alla fine del corso.
Rispetto allo sportello, chi vi si rivolge e perché?
Lo sportello vuole supportare nello sviluppo di realtà che, da una parte, permettano il sostentamento e, dall’altra, la piena espressione della propria creatività ad artigianз, a chi vuole diventare tale e a chi vuole trasformare un hobby in lavoro.
Allo sportello si chiede supporto nell’affrontare la macchina burocratica che spaventa tantissimo le persone con background migratorio. La barriera principale è la lingua e che la burocrazia complica rendendolo un ostacolo quasi insormontabile per alcune persone.
In questo che ruolo ha il rapporto con la pubblica amministrazione?
Il CRESM conduce un dialogo ampio e profondo con la pubblica amministrazione e, in particolare, con l’Assessorato alle attività sociali e l’Assessorato alle attività produttive del Comune di Palermo.
Il rapporto diretto con il primo è fondamentale, per esempio, nel raggiungere i beneficiari e le loro famiglie.
Il dialogo con il secondo può aiutare nel processo di modifica dei regolamenti che, seppur semplificati nel corso degli anni, rappresentano un ostacolo difficile da superare.
Vorremmo sederci a un tavolo per elaborare a un vademecum che permetta a tuttз di accedere alle procedure per avviare un’attività imprenditoriale più velocemente, in maniera più chiara e quindi più efficace.
Stiamo dialogando sui punti che questo vademecum dovrebbe includere ed è un processo che immaginiamo più o meno lungo perché si basa sul dialogo con chi è sul territorio, chi già fa un certo tipo di lavoro e chi non lo fa e vorrebbe farlo.
Quale sostenibilità vi immaginate per questo percorso?
Vorremmo creare una rete di artigianз, di imprenditorз che siano in grado di proporre un nuovo modello di business che possa attrarre l’interesse e dare il passo a un nuovo settore legato al recupero di competenze antiche diffuse grazie ai mezzi del digitale. E permettere lo sviluppo di associazioni e aziende che abbiano come obiettivo quello di coinvolgere la propria comunità di appartenenza.
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A proposito di MoreThanAJob
MoreThanAJob – Reinforcing social and solidarity economy for the unemployed, uneducated and refugees è un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma ENI CBC Mediterranean Sea Basin Programme. Il progetto mira a favorire lo sviluppo di meccanismi di cooperazione tra attori dell’Economia Sociale e Solidale e la pubblica amministrazione per migliorare i servizi sociali dedicati a soggetti vulnerabili al fine di accrescere le loro opportunità di inclusione socio-lavorativa.
Partner
- An-Najah National University – ANNU (Palestina, coordinatore)
- Nablus Chamber of Commerce and Industry – NCCI (Palestina)
- Mutah University – MUTAH (Giordania)
- Business Consultancy and Training Services – BCTS (Libano)
- CESIE (Italia)
- Eurotraining Educational Organization SA – EUROTRAINING (Grecia)
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