Risultati della ricerca, condotta a Palermo, sui comportamenti dei giovani che mettono a rischio la propria salute

8 Luglio 2019Scuola

Il progetto Peer to peer players, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Antidroga, coordinato dal CESIE in collaborazione l’Associazione Identità Sviluppo Integrazione (I.S.I.) Onlus e con il Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche e della Formazione dell’Università degli Studi di Palermo,  è nato con l’obiettivo di supportare i giovani nella tutela della propria salute psico-fisica.

Tra le attività realizzate, il progetto ha previsto la realizzazione di una ricerca che indagasse i comportamenti a rischio dei giovani, su un campione di  997 studenti di due istituti scolastici superiori di secondo grado del centro storico di Palermo, l’Istituto Magistrale Statale “Regina Margherita” e il liceo Scientifico Statale “Benedetto Croce”.

In particolare è stato somministrato un questionario che ha indagato lo stile di vita di giovani con età media 16 anni, raccogliendo informazioni relative alle loro caratteristiche sociodemografiche e all’uso di internet, smartphone, social network e dark web, all’uso di sostanze psicoattive, alle risorse personali ecologiche, al livello di sviluppo positivo attraverso la rilevazione di competenze specifiche, ai comportamenti a rischio.

L’elaborazione dei dati della ricerca ha dato vita a una mappatura dei rischi utile a identificare le tematiche più importanti da affrontare insieme ai giovani, al fine di tutelare la loro salute psico-fisica, e inoltre utile alla creazione dell’app di gioco prevista dal progetto: un serious game che avrà un doppio scopo educativo.

In particolare, la ricerca è stata guidata dall’assunto che la dipendenza da Internet e dai nuovi devices e tools a esso correlati possa essere un fattore di rischio per l’accesso non occasionale e intenzionale al “dark web”, che aumenta la probabilità di acquistare e usare nuove droghe in questo spazio virtuale oscuro. In questo caso la dipendenza è intesa come legata sia un maggior uso di nuove droghe e a alla messa in atto di comportamenti a rischio, che a basse risorse personali ed ecologiche e basse competenze psicosociali. Invece, un uso consapevole di internet e dei suoi derivati è pensato come strettamente connesso ad adeguate risorse personali ed ecologiche, uno sviluppo positivo e un basso livello di comportamenti a rischio, tra cui l’uso di droghe, sebbene questo non significhi che non si sia a conoscenza del mondo delle sostanze psicoattive: significa che si fa buon uso, in termini di salute fisica e mentale, delle informazioni acquisite.

I risultati della ricerca suggeriscono due possibili circuiti di rischio che possono condurre all’uso di sostanze psicoattive. Primo, l’eccessivo utilizzo di Internet, e dei relativi strumenti come i Social Network, può portare a un aumento della fiducia su di essi e ciò può far apparire più sicuro l’incontro con estranei conosciuti esclusivamente sul web; tuttavia, fra questi estranei potrebbero anche nascondersi individui interessati a profitti personali associati alla vendita di droghe leggere. Secondo, la conoscenza e l’uso del dark web come l’accesso a siti generalmente pericolosi, quando non adeguatamente monitorati (per esempio dai genitori), può favorire un aumento della probabilità di assunzione di droghe, sia perché acquistate direttamente sul web sia perché si possono desumere più facilmente informazioni su come acquistarle in presenza. A questi si aggiunge un terzo meccanismo relativo alla decisiva importanza del gruppo dei pari che può spesso anche passare attraverso i canali digitali, gli amici dei Social Network; in un circuito di apparenze, di sfide reciproche, di “essere il più forte” o “il più tipico”, spesso alimentato dalla prevalenza di video e foto, i giovani possono essere sedotti da “provare”, “sfidare” e “mostrarsi” senza avere piena consapevolezza dei comportamenti che stanno compiendo e delle conseguenze che ne derivano. Tra questi comportamenti si evidenziano anche il bere e l’assumere sostanze psicoattive, come l’hashish e la marijuana, che, per esempio, possono dare l’illusione di superare la timidezza. Questi potenziali meccanismi non superano, ma semplicemente si affiancano agli altri rischi “in presenza” considerati nella ricerca.

Puoi scaricare i risultati dettagliati della ricerca cliccando qui.

 

 

Sul progetto

Peer to peer players è un progetto della durata di due anni finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Antidroga.

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