“La Scuola è un luogo pieno di sorprese perché ci possono essere dei professori un po’ più distanti dagli alunni, che preferiscono mantenere un rapporto più distaccato. Mentre ce ne sono altri che invece preferiscono avere con gli alunni un rapporto più vicino” dice Marta (17 anni), studentessa presso l’Istituto Superiore “Duca Abruzzi – Libero Grassi”.
La scuola Istituto Superiore “Duca Abruzzi – Libero Grassi” di Palermo è stata coinvolta nel progetto CARMA a partire da ottobre 2016 e in questa occasione gruppi di studenti provenienti da varie classi hanno sperimentato alcune novità riguardanti le pratiche di apprendimento. Anziché seguire tutte le lezioni secondo il tradizionale approccio frontale in classe, normalmente applicato nelle scuole pubbliche, i ragazzi hanno appreso dei metodi non formali all’interno dell’ambiente scolastico formale. Sono stati introdotti metodi quali il Box of Emotions, Petal Debate o l’approccio della Maieutica Reciproca di Danilo Dolci (RMA).
Ruta, Non formal Expert del CESIE, ha raccolto le impressioni dei ragazzi.
Alla fine dell’anno scolastico, prima dell’inizio dell’estate, ho incontrato gli alunni Marta e Francesco per parlare della loro esperienza all’interno del progetto CARMA. Il mio ruolo nel progetto CARMA è stato quello di esperta di apprendimento non formale e in quanto tale ho quindi assistito gli insegnanti nel testare i diversi metodi di apprendimento non formali nella loro classi. Desideravo parlare con gli studenti e capire cosa pensassero dell’apprendimento e dell’insegnamento collaborativo e quali fossero i loro suggerimenti per migliorare l’ambiente scolastico. Sono loro infatti che meglio di chiunque altro sanno di cosa hanno bisogno e cosa riesce a motivarli. A mio avviso gli studenti non dovrebbero essere soltanto recettori passivi di informazioni, fatti e storie, ma dovrebbero divenire comunicatori attivi, in grado di esprimersi e di contribuire alla trasformazione del proprio ambiente scolastico.
“Quest’anno per me è andato molto bene, rispetto agli altri anni questo è stato l’anno che è andato meglio per me” dice Marta. “THE BOX OF EMOTIONS è stato veramente interessante; specialmente scoprire cosa pensavano i miei compagni e capire chi fosse la persona che aveva scritto quel pensiero. I metodi non-formali in generale potrebbe aiutare tantissimo, perché anche gli argomenti che abbiamo affrontato nel PETAL DEBATE erano degli argomenti che prima o poi avremmo affrontato in una lezione normale, però il risultato dell’apprendimento in quel caso è stato molto più alto. Per quanto mi riguarda con i metodi non-formali io riesco a memorizzare meglio gli argomenti, sia concetti di letteratura sia concetti di storia.”
Francesco (da poco diplomato presso l’Istituto Superiore “Duca Abruzzi – Libero Grassi), ha avuto modo di sperimentare la tecnica della maieutica reciproca e altri metodi non formali in classe. Ha spiegato: “sicuramente la cosa più importante in questi progetti è riuscire a capire il comportamento e il carattere degli alunni, perché fondamentalmente su questo si basa il metodo della maieutica. E anche in base a questo, tramite le risposte, possiamo capire come potersi rapportare al singolo individuo, perché ogni singolo individuo ha un proprio carattere, un proprio comportamento, una propria emotività… ognuno è speciale a modo suo, quindi secondo me fondamentale sarebbe avere la capacità di capire il più possibile la mente del ragazzo, quali sono le sue aspettative, come si comporterebbe in una determinata situazione, questo è una capacità indispensabile.”
Dalla mia conversazione con Marta e Francesco è emerso come i metodi di apprendimento non formali possano senza alcun dubbio motivarli ed è proprio questo ciò che gli studenti richiedono. Tuttavia, la trasformazione avviene lentamente e non è facile cambiare delle strutture ben radicate. I ragazzi hanno confermato che “purtroppo non è facile cambiare, perché ci sono alcuni professori che hanno i loro metodi sono abituati in una determinata maniera e rimangono fermi nei loro concetti e nei loro metodi purtroppo.”
Ho domandato a Marta e Francesco cosa secondo loro dovesse essere fatto per trasformare le pratiche scolastiche e incrementare la motivazione degli studenti. Le loro idee sono venute a galla come funghi dopo la pioggia:
Francesco: “ci vorrebbe qualcosa per abbellire la scuola, questo è sicuro, ma anche per rendere i ragazzi il più partecipe possibile attraverso metodi e sistemi, che ovviamente i professori dovranno prima studiare; ma penso che debba essere quasi obbligatorio per rendere anche le materie che sono pesanti più leggere. Rese in maniera diversa, con una partecipazione diversa, riuscendo a prendere i ragazzi di una maniera diversa e allora sicuramente cambierebbe tutto.”
Marta: “tutti i professori devono mettersi al passo con i tempi, fare dei corsi di aggiornamento dove vengono spiegati questi metodi; i professori dovrebbero prima impararli per poi poterli insegnare.”
Francesco: “io investirei molto di più sugli insegnanti giovani, su quelli più nuovi. Magari quelli che sono già là da anni sono più restii a fare questi progetti perché rimangono fermi nelle loro abitudini della vecchia scuola, in cui si fa così e punto, invece si dovrebbe puntare sui giovani insegnanti la cui formazione è fondamentale.”
Marta: “i professori dovrebbe conoscere il linguaggio del corpo, perché ci sono molte persone introverse che non riescono a esprimere le proprie emozioni e magari conoscere il linguaggio del corpo aiuterebbe quel professore a capire il ragazzo.”
Gli studenti sanno ciò che vogliono e cosa sia in grado di motivarli. Perché quindi non dar loro la possibilità di esprimersi e non teniamo la loro voce in considerazione?
“A volte in una classe, a volte per il professore, a volte per gli alunni non si crea un bel rapporto. Il rapporto si limita a: io professore insegno a voi, e basta, il rapporto finisce lì. E secondo me questo è sbagliato, si dovrebbe creare un rapporto quasi di amicizia, dico ‘quasi’ perché ovviamente ogni uno ha il suo ruolo. Ma cercare questo rapporto è molto importante.“ Francesco – studente presso l’Istituto superiore Duca Abruzzi – Libero Grassi, Palermo
Il progetto CARMA è co-finanziato da Erasmus+ KA3: Sostegno alle riforme politiche, alle iniziative e ai progetti di cooperazione rivolti al futuro, mirati alla promozione dell’ « insegnamento e apprendimento innovativo e collaborativo » nell’istruzione scolastica.
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Per ulteriori informazioni sul progetto e sui risultati della ricerca siete pregati di visitare il sito www.carma-project-eu, o di contattate Rosina Ndukwe: rosina.ndukwe@cesie.org









