C’è una domanda che attraversa ogni intervento educativo rivolto alle persone giovani: come si crea uno spazio in cui abbiano davvero voglia di parlare?
Non perché qualcuno glielo chiede. Non per dare le risposte che pensano gli adulti si aspettino di sentire. Ma per raccontarsi davvero. Per condividere dubbi, fragilità, paure, sogni e contraddizioni che troppo spesso restano nascosti dietro il silenzio, dietro uno schermo o dietro la sensazione che nessuno sia davvero disposto ad ascoltare.
Quando si parla di dipendenze, l’attenzione si concentra quasi sempre sulle sostanze, sui loro effetti e sulle conseguenze che possono provocare. Chi lavora ogni giorno con le persone giovani, però, sa che la realtà è molto più complessa. Dietro alcune scelte possono nascondersi solitudine, bisogno di appartenenza, difficoltà nella gestione delle emozioni, pressioni sociali, insicurezze o il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.
È in risposta a questa domanda che nasce Choose Life, un’iniziativa che ha scelto di affrontare il tema delle dipendenze andando oltre la sola dimensione del consumo di sostanze, creando occasioni di confronto su ciò che favorisce il benessere, rafforza il senso di appartenenza a una comunità e aiuta le persone a sviluppare fiducia nelle proprie capacità e nelle proprie scelte.
L’obiettivo non era soltanto trasmettere conoscenze sulle sostanze, ma promuovere competenze fondamentali per la vita quotidiana, come l’autostima, l’empatia, la comunicazione efficace, il pensiero critico e la gestione delle emozioni. Sono proprio queste risorse personali e relazionali a rappresentare uno dei principali fattori di protezione rispetto ai comportamenti a rischio.
Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza è stato il coinvolgimento di destinatari differenti, costruendo un dialogo continuo tra scuola, università, associazionismo e territorio.
La prima fase delle attività ha coinvolto studenti e studentesse dei corsi di Scienze dell’Educazione, Scienze Pedagogiche e Scienze Psicologiche dell’Università degli Studi di Palermo. Molte e molti di loro erano già impegnati in contesti educativi o sociali, mentre altri si preparavano a diventare figure professioniste del settore.
Durante il percorso sono stati approfonditi temi quali i fattori di rischio e di protezione, la partecipazione giovanile, l’interculturalità, le metodologie educative non formali e le dimensioni etiche della prevenzione. Le attività hanno alternato momenti teorici e pratici, attraverso giochi di ruolo, apprendimento tra pari, brainstorming e strumenti di riflessione collettiva.
L’obiettivo era da un lato fornire strumenti utili per l’intervento educativo, dall’altro stimolare una riflessione personale sul rapporto tra vulnerabilità, benessere e capacità di accompagnare altre persone nei loro percorsi di crescita.
Accanto alla formazione universitaria, Choose Life ha coinvolto direttamente anche adolescenti delle scuole secondarie di secondo grado.
Un primo momento significativo è stato rappresentato dalla partecipazione alla Student Week del Liceo Regina Margherita di Palermo, durante la quale oltre cento studentesse e studenti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi sui temi del benessere, della prevenzione e della partecipazione.
L’utilizzo di strumenti digitali partecipativi ha permesso di raccogliere domande, opinioni e riflessioni in modo immediato e anonimo, favorendo un confronto aperto e inclusivo.
Successivamente, due classi dell’Istituto Francesco Ferrara hanno preso parte a un percorso più approfondito dedicato alla consapevolezza emotiva, all’identità personale, alle relazioni e alle pressioni sociali. Attraverso attività creative, discussioni guidate e simulazioni, le e i partecipanti hanno riflettuto sul significato di vulnerabilità, stereotipi, benessere e responsabilità collettiva.
Più che offrire risposte preconfezionate, gli incontri hanno cercato di stimolare domande, incoraggiando le e i giovani a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e una lettura più critica della realtà che li circonda.
Uno degli elementi emersi con maggiore evidenza riguarda il valore delle metodologie adottate. Le facilitatrici hanno privilegiato approcci non formali ed esperienziali, fondati sulla partecipazione attiva delle e dei giovani. Giochi di ruolo, attività artistiche, storytelling, immagini, carte Dixit, lavori di gruppo e discussioni in cerchio hanno trasformato ogni incontro in un’occasione di apprendimento condiviso.
Questi strumenti si sono dimostrati particolarmente efficaci nell’affrontare temi delicati. Parlare di dipendenze, disagio emotivo o fragilità personali non è sempre semplice, soprattutto in contesti scolastici tradizionali. Le metodologie partecipative hanno invece favorito l’emersione di esperienze, emozioni e punti di vista che difficilmente sarebbero affiorati attraverso una lezione frontale.
Tra gli apprendimenti più significativi emersi dall’esperienza vi è la conferma di quanto le persone giovani sentano il bisogno di spazi di confronto autentici. Le persone partecipanti hanno dimostrato una forte disponibilità a condividere riflessioni personali quando hanno percepito di trovarsi in un ambiente accogliente e privo di giudizio.
Il confronto ha spesso toccato temi come la gestione delle emozioni, le difficoltà relazionali, le aspettative sociali e le pressioni quotidiane, evidenziando come il benessere psicologico e relazionale rappresenti un elemento centrale nei percorsi di prevenzione.
Questa esperienza ha rafforzato una consapevolezza condivisa: la prevenzione non può essere ridotta alla semplice trasmissione di informazioni. Promuovere il benessere significa anche costruire contesti in cui ciascuno possa esprimere dubbi, paure e vulnerabilità senza il timore di essere giudicato.
I risultati raccolti al termine delle attività mostrano un aumento della consapevolezza rispetto ai comportamenti a rischio, un rafforzamento delle competenze relazionali e comunicative e una maggiore capacità di riflessione critica.
Forse la sfida educativa risiede proprio qui. Non soltanto nei numeri, pur significativi, delle persone coinvolte o delle attività realizzate, ma nella qualità delle relazioni che prendono forma durante il percorso. In una società in cui il disagio giovanile assume forme sempre più complesse, bisogna continuare a costruire luoghi in cui sia possibile porsi insieme le domande giuste.
Perché la prevenzione più efficace non nasce dalla paura, ma dall’ascolto, dalla fiducia e dalla convinzione che ogni giovane abbia bisogno, prima di tutto, di qualcuno disposto a camminare al suo fianco.
Non vuoi perderti le prossime attività e opportunità del progetto Choose Life?
Seguici sui nostri canali social: Facebook, Instagram, YouTube o leggi la scheda progetto per scoprire di più sul progetto, accedere alle risorse disponibili e rimanere aggiornato sulle future iniziative o contatta: mario.badagliacca@cesie.org
A proposito di Choose Life
Choose-Life – Implementing a drug-(ab)use prevention program & shaping youth policies with disadvantaged young people for psychosocial well-being promotion è un progetto finanziato dal programma Erasmus+ KA3 – Support to policy development and cooperation – European Youth Together (2021-2027).
Partner
- CESIE ETS (Italia, coordinatore)
- Association Rightchallenge (Portogallo)
- Centre For Advancement Of Research And Development In Educational Technology Ltd – Cardet (Cipro)
- Kmop – Education And Innovation Hub – Social Policy Academy (Grecia)
- Libera Palermo Associazione (Italia)
- Out Of The Box International (Belgio)
- Webin – Western Balkans Institute Udruzenje (Serbia)
- Zhp Chorągiew Gdańsk (Polonia)
Per maggiori informazioni
Leggi la scheda progetto o contatta: mario.badagliacca@cesie.org









