Il Premio Nobel per la Pace viene assegnato come un riconoscimento del progresso culturale e/o scientifico. Il 12 ottobre, in maniera sorprendente per molti, è un giorno che rimarrà nella storia mondiale dal momento che il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato all’Unione Europea.
La giustificazione per i motivi ed i tempi molto contestati di tale premio è stata sottolineata dal presidente del comitato Nobel Thorbjoern Jagland. Egli ha riconosciuto la prima facie dei fatti secondo cui da oltre 6 decenni l’Unione Europea è riuscita a trasformare un continente devastato dalla guerra in un continente di pace e cooperazione.
Partendo dalla premessa che l’intero progetto è stato ispirato dalla grande idea di Jean Monnet e Robert Shumann di mettere un freno ai secoli di ostilità e rivalità tra Francia e Germania, appare più che ovvio come la pace fosse l’incentivo principale per gli architetti del progetto.
È in dubbio che dal 1945 tale riconciliazione, la pace e la prosperità siano diventate una realtà vera. Ed anche se gli scettici indicano la crisi economica come l’esempio del crollo e del fallimento dell’Unione Europea, un’analisi più dettagliata della storia del progetto europeo e lo stato attuale rivelano inequivocabilmente che questo implica un’effettiva cooperazione in corso e la collaborazione tra gli stati membri.
Un ulteriore riferimento è stato dato all’ammissione di nuovi membri nell’Unione Europea con il presupposto principale che vi fosse stata introdotta una vera e propria democrazia. Come risultato, la divisione tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest è stata notevolmente diminuita, se non del tutto eliminata.
Inoltre, a lungo termine, l’ammissione della Croazia come membro l’anno prossimo, l’apertura delle negoziazioni con il Montenegro e la concessione dello status di candidata alla Serbia, senza dubbio porteranno al rafforzamento del processo di riconciliazione tra le nazioni dei Balcani.
La possibilità di adesione all’UE per la Turchia sarà anche un mezzo attraverso il quale far progredire la pace, la democrazia e il rispetto per i Diritti Umani. Dunque, appare che la teoria della pace democratica promossa da Emmanuel Kant e dal pensatore liberale Thomas Paine potrebbe contribuire a diminuire i livelli di incertezza, rivalità e la guerra su scala internazionale
Gli alti rappresentanti dell’UE sono stati veramente felici per il premio. Come presidente della commissione dell’UE, José Manuel Barroso ha dichiarato: “E’ un grandissimo onore per l’intera Unione Europea, per tutti i 500 milioni di abitanti, essere premiati del premio Nobel per la Pace 2012.” Inequivocabilmente, questo suggerisce che il lavoro delle organizzazioni non governative e della società civile non dovrebbe essere sottovalutato. In quanto tale, il ruolo del CESIE è fondamentale in quanto è fortemente impegnato a portare la pace, lo sradicamento della rivalità tra le nazioni e la promozione della cooperazione transnazionale, e il progresso della democrazia. Sono 11 anni dedicati alla promozione della partecipazione attiva delle persone, aumentando il valore della pace e della cooperazione a livello regionale, nazionale ed internazionale e celebrando la diversità attraverso la promozione dei patrimoni e credenze individuali.
Per tutte queste ragioni, il Premio Nobel sembra essere ben meritato anche in tempi di crisi economica dal momento in cui esso rappresenta la “fraternità tra le nazioni ed equivale ad una forma dei “congressi della pace” ai quali si riferiva Alfred Nobel come criterio per il Premio per la Pace nella sua volontà del 1895”.
Il tempo lo dirà, ma potrebbe darsi che il nuovo Premio Nobel fornisca lo spirito veramente necessario all’UE in tempi di tagli finanziari e di rigorose misure d’austerità così come il premio stesso implicitamente riconosca che l’ideale di Monnet di “un’ Unione sempre più stretta” non sia troppo idealistico ed imperfetto.










