Fraternità tra India e Pakistan: una lotta per il diritto dei bambini allo studio

giovedì 16 Ottobre 2014

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premio-nobile-paceIl Premio Nobel per la Pace 2014 è stato assegnato alla giovane pachistana Malala Yousafzai e all’attivista dei diritti dei bambini Kailash Satyarthi. In questa occasione, il CESIE, in virtù del suo impegno nella diffusione dei valori della pace nel mondo, desidera celebrare e divulgare la loro azione.

Secondo i criteri utilizzati per l’attribuzione del premio Nobel, la lotta contro l’oppressione e la battaglia per i diritti dei bambini è alla base della fraternità tra le nazioni. Questo è un punto molto importante, perché grazie all’azione di Malala e a Kailash, India e Pakistan portano avanti insieme la lotta per l’educazione contro gli estremismi. Entrambi, infatti, hanno lottato nei propri paesi contro le violazioni dei diritti dei bambini. Ecco perché la Commissione del Premio Nobel ha deciso di premiarli proprio in un momento di forte tensione fra India e Pakistan.

Alla luce del grave sfruttamento del lavoro minorile per ragioni economiche, Kailash Satyarthi, mantenendo la tradizione di Gandhi e dimostrando un altissimo coraggio, ha messo in atto varie forme di protesta pacifica e manifestazioni non violente. D’altra parte, nonostante le intimidazioni dei Talebani contro di lei, Malala Yousafzay lotta da diversi anni per il diritto dei bambini allo studio, dimostrando che i giovani e i bambini possono contribuire a migliorare la propria situazione.

Si stima che oggi ci siano circa 168 milioni di bambini costretti a lavorare nel mondo. In una prospettiva liberale e universale, ci sono alcuni diritti inalienabili che non possono essere violati. Uno di questi è inequivocabilmente il diritto dei bambini allo studio.

Inoltre, secondo le statistiche generali, nei paesi poveri del mondo, il 60% della popolazione ha meno di 25 anni di età: questo è il target dei bambini e giovani sfruttati. Di conseguenza, il diritto dei bambini allo studio sembra essere uno dei diritti umani fondamentali violati in India e Pakistan. Inoltre, sebbene il lavoro minorile sia illegale in India, le leggi vengono applicate solo di rado.

I bambini devono studiare, non essere sfruttati a scopi economici. Nelle zone tormentate da conflitti, in particolare, la violazione dei diritti dei bambini rischia di tramandata di generazione in generazione. Il rispetto del diritto dei bambini a studiare è il presupposto fondamentale per lo sviluppo globale e per la pace.

Pertanto, grazie all’azione di Malala e Kailash, il mondo è ora un po’ più prossimo all’obiettivo di eliminare lo sfruttamento del lavoro minorile, benché le condanne per reati come il traffico di minori siano ancora estremamente rare. I governi possono e devono intervenire per sradicare un fenomeno così dannoso.

Solo grazie ad un forte impegno, ai movimenti della società civile, a una legislazione efficace e ad iniziative individuali, le persone possono prosperare in un ambiente sicuro e produttivo, diventando così fautori del progresso delle loro nazioni.


Fonti: