Negare fatti storici specialmente su un soggetto così importante come l’Olocausto è inaccettabile. E non è accettabile mirare ad eliminare alcuno stato o popolo. Vorrei che questo principio fondamentale fosse accettato, a livello sia teorico che pratico, da tutti i membri della comunità internazionale.
Ban Ki-moon, Segretario Generale dell’ONU
Il 27 gennaio ricorre il 70° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. Nel corso di questi 70 anni, e dalla fine della seconda guerra mondiale, sono accadute molte cose. Ad esempio, sono trascorsi 70 anni dall’istituzione delle Nazioni Unite, fortemente influenzata dall’esperienza dell’Olocausto.
Nel 2005, l’Assemblea Generale dell’ONU, ha adottato per consenso una risoluzione sulla memoria dell’Olocausto, designando il 27 gennaio come la Giornata Internazionale della memoria, per ricordare le vittime dell’Olocausto. Inoltre, gli Stati membri sono stati invitati a sviluppare programmi educativi volti a far comprendere l’Olocausto alle generazioni future, allo scopo di prevenire ulteriori episodi di genocidio promuovendo la conoscenza e la comprensione di questo fenomeno. In seguito, è stata inoltre istituita una Task Force per la cooperazione internazionale in materia di istruzione, memoria e ricerca sull’Olocausto.
La ragione per cui studiamo la storia è che conoscere il passato ci permette di comprendere di cosa essere orgogliosi e da cosa trarre degli insegnamenti. Se siamo intenzionati a costruire e strutturare il nostro futuro in maniera sostenibile dobbiamo ricordare il passato e, in certi casi, chiarire il nostro impegno per far sì che alcune pagine della nostra storia non si ripetano mai più. La giornata della memoria dell’olocausto rappresenta per noi un punto di partenza per comprendere e commemorare il genocidio che ha causato la morte di circa 6 milioni di Ebrei, 1 milione di zingari, 250.000 persone affette da disabilità mentale e fisica e 9.000 omosessuali, per mano del regime nazista e dei suoi collaboratori. Con questa consapevolezza siamo ormai pronti a voltare pagina.
La risoluzione dell’ONU ha condannato “senza riserve” qualsiasi tipo di manifestazione di intolleranza religiosa, incitamento, molestie o violenza su persone o comunità, basate sull’etnia o sul credo religioso. Tuttavia, andare avanti non significa soltanto emanare nuove risoluzioni e dichiarazioni, o organizzare incontri di alto livello. Se non trovano un’applicazione pratica, tutte queste dichiarazioni sono prive di significato. In base alla realtà contemporanea, possiamo trarre una serie di conclusioni, ma è evidente che, al momento, siamo ancora ben lontani dall’aver posto fine all’intolleranza.
Attorno a noi ci sono moltissimi esempi positivi, ma possiamo fare di meglio, partendo dalla nostra realtà individuale e locale. Avendo fiducia, promuovendo e difendendo i nostri valori fondamentali, quali il dialogo interculturale e il libero scambio di idee fra persone, noi cittadini possiamo promuovere i principi dei diritti umani per tutti i popoli del mondo: un passo invisibile che può avvicinarci sempre di più ad un mondo fondato sulla tolleranza e la cooperazione.
Fonti:
- un.org/en/holocaustremembrance/
- un.org/en/holocaustremembrance/2015/calendar2015.html









