In un contesto in cui l’inclusione e il pieno riconoscimento delle soggettività LGBTQIA+ e SOGIESC rappresentano sfide ancora rilevanti, è necessario sviluppare percorsi formativi per rafforzare e competenze di chi opera nei servizi di accoglienza e inclusione rivolti alle persone migranti. In questo quadro si inserisce un ciclo di formazione che ha coinvolto oltre 165 partecipanti provenienti da tutta Italia, tra cui professionistə del sociale, attivistə e membrə di organizzazioni LGBTQIA+.
Nel corso di diverse interviste condotte con persone rifugiate e richiedenti asilo durante lo sviluppo della ricerca “Esigenze di cambiamento negli atteggiamenti e nei processi per migranti e rifugiatɜ LGBTQI+”, sono emersi come elementi centrali il tema del linguaggio, il posizionamento professionale e la disponibilità di strumenti adeguati per sostenere persone migranti con orientamenti sessuali e identità di genere non etero-cisnormative. Tali evidenze hanno sottolineato l’urgenza di interventi formativi capaci di incidere sulle pratiche quotidiane dei servizi.
A partire da questi risultati, tra luglio e ottobre 2025 è stato progettato e realizzato un ciclo di formazione online articolato in sette incontri tematici. Il percorso è stato concepito per offrire strumenti concreti, praticabili e contestualizzati a chi opera nei servizi di accoglienza e inclusione sociale, con l’obiettivo di promuovere approcci più consapevoli, inclusivi e rispettosi delle diversità.
Nel corso del ciclo formativo sono stati affrontati i quadri giuridici di protezione per le persone migranti LGBTQIA+, con particolare attenzione alle politiche antidiscriminatorie e ai dispositivi di accoglienza. Accanto all’analisi normativa, è emersa una riflessione critica condivisa: in che misura i principi di tutela formalmente riconosciuti riescono a tradursi in pratiche effettive, soprattutto a livello locale? Operatrici, operatori e attivistə hanno evidenziato una distanza ricorrente tra il quadro legislativo e l’esperienza concreta, mettendo in luce come sistemi dichiaratamente inclusivi continuino spesso a produrre esclusione, frammentazione dei servizi e ostacoli nell’accesso ai diritti per le persone LGBTQIA+ con background migratorio.
Per rispondere a questa distanza tra norme e pratiche, il percorso formativo ha valorizzato il confronto con realtà dotate di un’esperienza diretta e strutturata sul campo. In questo senso, il contributo di organizzazioni come CIDAS e Libellula Italia APS ha rappresentato un elemento centrale, offrendo esempi concreti di modelli di accoglienza, advocacy e intervento capaci di mettere in discussione approcci standardizzati e di rispondere in modo più aderente alla complessità delle esperienze vissute.
CIDAS, cooperativa sociale attiva nei servizi alla persona, ha condiviso percorsi di sperimentazione nell’accoglienza delle soggettività LGBTQIA+, presentando l’esperienza di Casa Caterina, una delle prime realtà dedicate all’accoglienza di persone trans* richiedenti e titolari di protezione internazionale. Da questa esperienza sono nate linee guida oggi considerate un riferimento nel settore. È emersa inoltre l’importanza delle reti territoriali extra-SAI, in particolare la collaborazione con il Movimento Identità Trans (MIT), che integra supporto sanitario, legale e formativo, valorizza il ruolo del peer operator e promuove la creazione di safe spaces non ghettizzanti.
Libellula Italia APS, associazione con una consolidata esperienza nella tutela dei diritti, nell’advocacy e nell’accompagnamento di persone transgender e non binarie, italiane e con background migratorio, ha offerto una lettura critica delle dinamiche di discriminazione multipla che colpiscono queste soggettività. In particolare, è stata approfondita l’intersezione tra esperienza migratoria e lavoro sessuale nel caso delle persone trans* femminili provenienti dall’America Latina, un tema spesso marginalizzato nel dibattito pubblico e nelle politiche di intervento. L’analisi ha evidenziato come marginalizzazione sociale, violenza di genere, sfruttamento e barriere strutturali nell’accesso ai diritti si rafforzino reciprocamente, rendendo evidente la necessità di approcci realmente intersezionali e non semplificanti.
Durante le sessioni sono stati affrontati temi fondamentali, a partire dal quadro giuridico e dagli strumenti di tutela disponibili per chi richiede protezione internazionale per motivi SOGIESC. Sono stati approfonditi il significato politico e l’impatto degli acronimi LGBTQIA+ e SOGIESC, ponendo l’accento su come questi possano rappresentare riconoscimento, esclusione o, in alcuni casi, colonizzazione epistemica. Inoltre, le formatrici hanno analizzato le barriere sistemiche e le buone pratiche nei servizi di accoglienza in Italia e in Europa, delineando le possibilità concrete di ridefinire spazi più inclusivi e sicuri.
A proposito di @nclusion
@nclusion è un progetto finanziato dal programma AMIF-2023-TF2-AG-CALL-02-LOCAL e mira alla costruzione della cooperazione e del coordinamento tra le autorità locali, le organizzazioni e le comunità di persone migranti, le organizzazioni LGBTQIA+ e altre organizzazioni della società civile che sostengono i diritti delle persone migranti e delle persone LGBTQI+.
Partner
- NICOSIA DEVELOPMENT AGENCY (ANEL) LTD (Cipro, coordinatore)
- CSI CENTER FOR SOCIAL INNOVATION LTD (Cipro)
- SYMPLEXIS (Grecia)
- FORUM GRECO DEI MIGRANTI (GFM) (Grecia)
- ANCI Sicilia (Italia)
- CESIE ETS (Italia)
- COMITATO PROVINCIALE ARCIGAY PALERMO APS (Italia)
- COMUNE DI WROCLAW (Polonia)
- FUNDACJA UKRAINA (Polonia)
- COMUNE DI ALZIRA (Spagna)
- NEST Berlin (Germania)
Per ulteriori informazioni
Leggi la scheda progetto e visita il sito inclusionproject.eu/it.
Contatta georgia.chondrou@cesie.org









