SAAMA: Ricerca-azione sul capitale sociale – mappatura, analisi e interviste

6 Marzo 2020Migrazione, Notizie

 “M. ha detto che lui sogni non ne ha più. Non ci credo, gli ho risposto. Ma sembrava deciso a smettere di sognare. Ha detto che vuole solo studiare. Non è forse un sogno studiare? Il domani per M. potrebbe essere fatto di libri”. SAAMA significa domani in Mandinka. Una lingua parlata da tanti a Palermo, Marsala, Agrigento, Termini Imerese, Torretta e tante altre città e paesi della Sicilia. Abbiamo scelto questa parola perché SAAMA è un progetto che si fonda sull’idea di un futuro possibile di tutti quei ragazzi e ragazze arrivati da soli sul nostro territorio. Un futuro fatto di cura e di valorizzazione delle competenze. Costruito sull’idea delle migrazioni come risorsa e opportunità per tutti noi.

All’interno del progetto SAAMA si inserisce la “Ricerca-azione sul capitale sociale dei minori migranti soli, con l’obiettivo di studiare le reti formali e informali che i minori migranti soli hanno attivato sul territorio e attraverso le quali sono riusciti a intraprendere percorsi di inclusione virtuosi. La ricerca, iniziata lo scorso ottobre 2019, pone il focus su tutti quei fattori legali, sociali ed economici che possono condizionare la costruzione del capitale sociale dei minori migranti soli e come questo capitale sociale possa influire nel loro inserimento socio-lavorativo. Per questo stiamo valutando l’importanza che queste persone danno alla rete come risorsa per la realizzazione del loro “domani”. L’ analisi coinvolge il Comune di Palermo, quello di Agrigento e quello di Marsala, tutti territori che fanno capo al Tribunale dei Minori di Palermo.

La ricerca vuole essere anche uno strumento di denuncia. Infatti, la network analysis ci sta portando a uno studio approfondito delle condizioni dell’accoglienza e inclusione dei minori migranti soli e degli attori coinvolti, che permette di denunciare la situazione di precarietà e di assoluta invisibilizzazione a cui le nuove politiche migratorie hanno condotto tutte quelle giovani persone arrivate negli ultimi anni nei territori su cui si svolge la ricerca. Per questo motivo, abbiamo preso in considerazione il periodo di tempo che va da gennaio 2017 a gennaio 2019: un arco di tempo significativo per il numero di minori migranti arrivati soli in Sicilia e per il tipo di politiche di accoglienza attivate sui nostri territori. Ma anche, purtroppo, per il cambio di rotta delle politiche migratorie nazionali che hanno influito in maniera tragica sui percorsi intrapresi da tutte le persone accolte in Italia.

 

Metodologia

La ricerca, iniziata 5 mesi fa, prevede un approccio misto, utilizza quindi sia un’analisi quantitativa che una qualitativa.

La prima è stata costruita su:

  • una mappatura delle realtà istituzionali e delle organizzazioni del privato sociale che svolgono un ruolo rilevante nei percorsi di inserimento socio-lavorativo dei minori migranti soli;
  • una ricognizione e analisi dei dati disponibili.

Mentre l’approccio qualitativo si concentra sulla raccolta di interviste biografiche con minori e neo-maggiorenni soli, interviste semi-strutturate ad attori chiave sociali e istituzionali (educatori, operatori sociali, insegnanti o tutori volontari, rappresentanti istituzionali) e focus group sui vari territori.

 

Il capitale sociale dei minori migranti soli: che succede?

Seppure la ricerca sia solo all’inizio, il nostro percorso di analisi ci ha già messo di fronte a delle evidenze importanti. Le reti attivate sui territori esaminati nello studio, vengono valutate molto positivamente sia dai minori migranti soli e neo-maggiorenni che dai vari attori sociali interpellati, ma esistono di fatto delle difficoltà date dal contesto legale e amministrativo in cui ormai queste persone si muovono. Infatti, nonostante molti dei minori soli e dei neo-maggiorenni coinvolti ad oggi nella ricerca, valutino positivamente la possibilità di studiare, di partecipare a laboratori di vario tipo, di avere un tutore volontario o di far parte di una associazione culturale, la loro problematica principale, da metà 2018 ad oggi, è la loro condizione amministrativa. Il decreto sicurezza entrato in vigore ad ottobre 2018 ma attivo già da luglio dello stesso anno, ha infatti creato un sistema di immobilità per queste persone, che non possono più accedere a diritti fondamentali quale quello della formalizzazione della residenza nella città in cui vivono, oltre ovviamente all’ondata nefasta di dinieghi, che ha decretato lo smantellamento delle pratiche d’accoglienza virtuose in Italia.

 “L’ondata di dinieghi e l’impossibilità a proseguire i percorsi iniziati ha portato frustrazione, scontento, rabbia nei ragazzi ma anche in noi”. Queste le parole di tante e tanti operatori dei centri di accoglienza con cui abbiamo dialogato in questi mesi.

Il diniego, e tutto quello che ne consegue, è stato menzionato come l’ostacolo principale per i minori migranti soli e i neo-maggiorenni interpellati. Non soltanto come un ostacolo amministrativo ma soprattutto come un elemento di blocco nei percorsi di inclusione socio-lavorativa di queste persone. I lunghi tempi d’attesa dell’iter burocratico per la formalizzazione della richiesta d’asilo ma anche l’attesa estenuante che decorre dal diniego della Commissione Territoriale alla risoluzione del Tribunale dei Minori o Ordinario nel caso di un diniego, stanno portando queste persone a scegliere le soluzioni più estreme: scappare e andare in altri paesi dove sperano di ottenere risposte diverse, il lavoro nero e lo sfruttamento, l’inserimento in reti della criminalità organizzata.

Tutte opzioni che mettono a rischio i loro percorsi di vita e che si nutrono della paura di non potere andare avanti: “Quello è stato un momento molto chiaro in cui lui si è detto l’Italia non mi vuole, quello che sto facendo non mi serve. Non serve a niente. Per cui io non lotto più. Perché che ci vado a fare a scuola con gli italiani se poi io qui non posso rimanere perché l’Italia non mi vuole. Però è andata bene (…). Lui aveva detto che se ne voleva andare, che se ne andava in Francia. E sarebbe stato un peccato perché aveva fatto tantissime cose”.

Nonostante tutto, i territori che abbiamo percorso e ascoltato, ci hanno restituito un’immagine che non ci fa perdere di vista l’idea di “SAAMA”, di quel domani che per noi e per tanti e tante è ancora possibile. Palermo, Agrigento, Marsala, Termini Imerese e Torretta, narrano di luoghi, di persone, di gruppi sociali ma anche di Istituzioni che non si arrendono alla paura e agli ostacoli. Ma che fanno di questi ostacoli una risorsa, per reinventarsi, ripensarsi e andare avanti insieme “Non pensavo che mi avrebbero dato il negativo, sono stato malissimo. Ero arrabbiato. E’ stato un poco difficile. Ma poi ho fatto ricorso. Ho aspettato tantissimo. Forse un anno. Nel frattempo ho incontrato tante persone. Mi sono detto che forse potevo andare avanti…mi hanno aiutato a credere in me. Ci sono state delle persone nel mio percorso, gli educatori, le educatrici. Ma anche gli amici e le associazioni con cui faccio tante cose. L’assistente sociale…Tutti. Tante persone. Mi hanno insegnato qualcosa. Adesso ho i documenti. Riesco a pensare”

 

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