Comprendere i fenomeni migratori per proporre nuove politiche di accoglienza e inclusione

sabato 18 Dicembre 2021

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L’impostazione complessiva delle politiche migratorie risulta profondamente trasformata rispetto ad alcuni anni fa, quando si parlava di gestione degli ingressi legali e politiche di integrazione. L’attività legislativa si riduce ormai da tempo a interventi sporadici e privi di continuità e l’apparato amministrativo si limita alla faticosa gestione quotidiana, con margini di discrezionalità spesso abnormi tra i vari territori.

Da questo punto di vista, ci troviamo in una situazione disastrosa di abbandono operativo e ritardo culturale.

Oggi affrontare le migrazioni significa esternalizzare il problema prevenendo gli arrivi attraverso accordi con paesi extra-europei, tra quelli di origine e di transito, e attuare manovre difensive con una politica di accoglienza segmentata dai costi elevati e risultati limitati.

Come dimostra uno studio recente (Quaranta, Trentini e Villosio, 2021a; ma vedi anche Quaranta, Trentini e Villosio, 2021b; Campa et al., 2020), i lavoratori e le lavoratrici stranieri che hanno perso il lavoro dallo scoppio della pandemia sono quasi il quadruplo rispetto ai cittadini. Altrettanto sbilanciato è stato l’effetto del COVID-19 nel costringere i primi rispetto ai secondi in una condizione di inattività e lavoro sommerso.

Secondo il Rapporto Annuale 2021 sull’economia dell’Immigrazione a livello occupazionale, nonostante il blocco dei licenziamenti, il tasso di occupazione degli stranieri è diminuito maggiormente rispetto a quello degli italiani, a causa di una maggior presenza di contratti a termine e una concentrazione in lavori stagionali o comunque esposti alla crisi, quali il turismo, l’agricoltura o l’assistenza domestica. A pagarne le conseguenze sono soprattutto le donne straniere, doppiamente penalizzate sia per via del gender pay gap rispetto agli uomini stranieri, sia per il loro tasso di occupazione calato otto volte di più rispetto a quello delle donne italiane. E nonostante i lavoratori e le lavoratrici straniere producano il 9% del Pil del Paese, continuano a mancare diritti sociali e civili.

Una scelta utile e comunque un punto di partenza, secondo noi, risulta quella orientata verso la formazione, la valorizzazione delle competenze e il riconoscimento del titolo di studio delle persone straniere che renderebbe più efficace il percorso di inclusione e consentirebbe maggiori opportunità lavorative e di beneficio economico anche per il Paese.

Noi del CESIE mettiamo il nostro impegno quotidiano nella comprensione dei fenomeni migratori, per diffonderne una corretta conoscenza, proporre risposte efficaci e realizzare interventi che rispondano ai bisogni di giovani, adulti, donne e minori non accompagnati e possano favorire maggiore autonomia nel loro percorso di vita.

Tanti sono i volti e le storie delle persone che abbiamo incontrato durante questo anno di lavoro e tante le associazioni, i centri e le nuove collaborazioni che ci hanno dato l’opportunità di fare interventi mirati e continuativi nel nostro territorio.

Come sempre, anche per il 2022 ci aspettano molte sfide e traguardi che speriamo di potere raggiungere.

CESIE