Il CESIE sta portando avanti un progetto  di Servizio Volontario Europeo, sotto il Programma Gioventù in Azione

PANGEA – Volunteering for connecting continents

a Yaoundé, capitale del Cameroon – presso

CAPEC Cameroon Association for the Protection and Education of the Child.

Quattro volontarie provenienti da diverse nazioni europee: Francesca (Italia), Emese (Ungheria), Veronica (Spagna), Adeline (Francia) da Settembre 2013 – fino Febbraio 2014 stanno svolgendo diverse attività e stanno portando avanti diversi obiettivi presso una scuola per famiglie svantaggiate, Bitame Lucia International School che si trova in un villaggio, Nkofoulou, alle porte di Yaoundé.

La nostra volontaria italiana Francesca,  che supporta il lavoro organizzato da un’associazione partner locale – CAPECAM, ci  racconta delle sue emozioni ed impressioni dei suoi primi mesi in Cameroon.

Piedi rossi

Piedi rossiUna strada rossa, che sale e scende, piena di buche e crepe che rendono movimentato il cammino su di essa…attorno un infinità di verde, in certi momenti avvolto da una nube rossa che si leva al passare di veicoli, ma che non sembra disturbare i bambini che camminano ai bordi di questa strada…è la strada che porta alla scuola Bitame Lucia a Nkofoulou. Ma non solo…è l’africa. Ed è anche la strada che noi volontarie stiamo percorrendo in questa nostra esperienza di servizio volontariato europeo.

Forse solo ora, a metà di questo percorso, posso provare a descrivere l’intensità delle sensazioni che mi hanno assalita tre mesi fa all’arrivo a Yaounde. Ma resta la difficoltà a mettere per iscritto qualcosa che è in continuo cambiamento. Cambia la nostra conoscenza e percezione dell’ambiente e delle persone attorno a noi, cambia il modo di relazionarsi, cambia il nostro modo di guardare a quello che ci siamo lasciate alle spalle e a quanto giorno per giorno ancora scopriamo. Ad ogni piccolo passo mosso su questa strada rossa, abbiamo incrociato numerose e disparate facce . Sono le mille facce di una cultura che non potevo immaginare tanto diversa. “Mini Africa”: viene così chiamato il Cameroon, con le sue 350 etnie diverse, ovvero 350 lingue e abitudini culinarie diverse, 350 comportamenti e modi di pensare diversi. E con questa diversità dobbiamo fare i conti ogni giorno; come nel contrasto tra il modo di comportarsi di alcuni passanti per strada, che spesso ci ha fatto sentire “straniere”, e l’accoglienza e l’apertura degli insegnanti e della famiglia ospitante che sempre ci hanno fatto sentire a casa. Se penso al primo giorno in cui uscendo per strada ho sentito un bimbo chiamarci “les blanches”, posso rendermi conto oggi della consapevolezza guadagnata sul loro punto di vista e sul loro modo di vederci, che ci ha condotte ad una piena accettazione del divario spesso esistente tra i due punti di vista.

E in questo sta il difficile ma fondamentale processo di adattamento. È la parola chiave, che stravolge assetti mentali, idee pre-confenzionate che involontariamente portiamo con noi in valigia; è un processo che sorprende, nella misura in cui permette di far emergere anche qualcosa di nuovo. Una stimolazione positiva, che abbiamo provato sopratutto nelle nostre attività e nel nostro lavoro a scuola. Ognuna di noi ha attinto alle fonti della propria creatività per far fronte agli obiettivi previsti dal nostro programma, e abbiamo ottenuto un appagante risultato  frutto di una naturale coordinazione e collaborazione tra noi volontarie e con lo staff locale. L’adattamento, la flessibilità e la creatività ci hanno sopratutto permesso di sperimentare un contatto e una relazione con i bambini della scuola arricchenti e istruttivi in entrambe le direzioni.

Guardando avanti, alla strada che ci resta da percorrere, ovvero gli altri tre mesi rimanenti, tanta è la voglia di fare, e di sporcarsi ancora i piedi di rosso.

Youth in action - Logo ItaIl presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione europea.
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