“Durante questa emergenza siamo stati tutti molto vicini, è stato bellissimo!”.

Sorridente e vulcanica. Manel è la Presidentessa dell’Associazione delle donne islamiche Fatima, la incontriamo nel cuore di Ballarò – da MoltiVolti, quale luogo più simbolico! – che da anni ormai è il suo quartiere, nel quale vive attivamente con la sua famiglia e la sua comunità.

“Le donne islamiche non avevano punti di riferimenti né luoghi in cui esprimersi” ci racconta Manel. A Palermo, mancava soprattutto un posto nel quale le donne potessero pensare al futuro dei propri figli, i nuovi italiani.

È da questa esigenza che a dicembre 2019 è nata l’associazione Fatima. Tutte le attività di Fatima sono pensate per le mamme e i loro bambini: c’è uno sportello di ascolto, un laboratorio tattile di fisiosviluppo, corsi di italiano per favorire l’apprendimento della lingua e facilitare l’inserimento lavorativo delle donne.

E poi il corso di arabo per bambini, fondamentale affinché, da grandi, siano in grado di partecipare al dibattito dei loro paesi d’origine e portare le loro preziose testimonianze fatte di multiculturalità, radici e integrazione.

Che cosa è successo durante il lockdown?

“Appena è scoppiata l’emergenza, abbiamo subito pensato di distribuire latte e pannolini per i bambini: molte delle famiglie della nostra comunità lavorano come ambulanti, e con il lockdown sono state costrette a fermarsi. Abbiamo iniziato con questa fascia, poi tramite WhatsApp abbiamo fatto girare un messaggio di aiuto per la compilazione dei famosi buoni spesa del Comune. Abbiamo ricevuto più di 200 segnalazioni di famiglie tunisine, marocchine, algerine, bengalesi, ma anche di famiglie italiane in difficoltà. E poi abbiamo fornito noi stessi dei buoni spesa, grazie alla generosità di un signore che ha donato 1000 euro!

È stato un periodo di gran lavoro, siamo state in giro per la città per aiutare le mamme, siamo arrivate fino alla Zisa per distribuire gli aiuti che avevamo a disposizione. All’inizio pensavamo di non poter girare, eravamo preoccupati, ma ci hanno dato l’autorizzazione e così non ci siamo fermati. Abbiamo ricevuto tantissima solidarietà, tra cui quella di un tassista, il signor Gaetano, che ci ha accompagnate spesso e gratuitamente per le nostre distribuzioni. Durante il ramadan è successa un’altra cosa bellissima: alcune donne che hanno ricevuto i buoni spesa del comune hanno deciso di aiutare quelli che erano rimasti fuori. Hanno cucinato nelle proprie case, coinvolgendo i vicini, preparando una ventina di pasti per ciascuna: chi il cous cous, chi il pane… poi o con il signor Gaetano o facendo un banchetto qui in Piazza Santa Chiara li abbiamo distribuiti. È stata una catena di aiuti! Anche perché il ramadan non è solo digiuno, è un periodo di fortissima spiritualità e condivisione”.

Che cosa diresti ai giovani per motivarli a partecipare alla vita di comunità e a mettersi al servizio del prossimo?

“Innanzitutto voglio dire che anche nelle difficoltà, ognuno deve credere in se stesso, credere che ce la farà. Quando credi tutto diventa possibile. Voglio dire inoltre che è troppo importante portare la propria voce nel mondo, soprattutto per farci conoscere, per smontare tutti quegli stereotipi che esistono e che possono portare a sentirsi soli. Solo noi possiamo cambiare queste storie attraverso il nostro esempio! C’è un grande bisogno di combattere l’islamofobia, di parlare dell’Islam, di far vedere le cose belle della tradizione, di disseminare l’amore. Soprattutto per i nostri figli: loro devono conoscere il vero Islam, per capire che l’Islam è amore e non violenza, perché possano portare in giro questi sentimenti positivi della tradizione. E soprattutto, perché solo con la conoscenza potranno combattere l’estremismo”.

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Questa intervista è stata realizzata nell’ambito della campagna Community Heroes del progetto (RE)Think Before Act. Attraverso la diffusione di storie esemplari, il messaggio centrale di Community Heroes è che l’attivismo all’interno della propria comunità locale può aiutare i giovani a svilupparsi socialmente e psicologicamente, e stimolarli ad occupare ruoli attivi nella società.

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Sul progetto

(RE)Think Before Act – Alternative narratives to violent extremism è finanziato nell’ambito dell’ISFP – CIVIL SOCIETY EMPOWERMENT PROGRAM (CSEP) dell’Unione Europea e mira a prevenire che soggetti vulnerabili intraprendano un processo di radicalizzazione attraverso l’offerta di meccanismi di resilienza e capacità di pensiero critico basato sui principi dei Diritti Umani.

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