“In un momento tanto difficile come quello che stiamo vivendo, aiutare il prossimo è un atto di fede e di umanità”.

Isma è il vicepresidente dell’Associazione dei giovani senegalesi NIOFAR. Arrivato a Palermo 4 anni fa, in comunità ha incrociato la sua strada con quella di tanti fratelli, e insieme hanno deciso di dare vita all’associazione NIOFAR.

Hanno iniziato riunendosi ogni domenica, pian piano si sono uniti a loro tanti volontari e volontarie, e gradualmente hanno progettato una serie di attività volte a supportare la comunità migrante e facilitarne i processi di integrazione. Negli anni, anche attraverso la collaborazione con varie organizzazioni, hanno organizzato lezioni di wolof e cultura senegalese, lezioni di italiano, incontri di sensibilizzazione e informazione sull’immigrazione a scuola, e un Info Point per supportare la comunità nel disbrigo di pratiche amministrative e lavorative.

E durante l’emergenza Covid-19, mentre tutto si fermava, il senso di appartenenza dei ragazzi di Niofar li ha spinti a continuare e a fare di più…

Che cosa è successo durante il lockdown?

“Già prima della pandemia, sapevamo che molta gente aveva difficoltà, soprattutto gli irregolari. Poi le cose sono peggiorate. Immediatamente, ci siamo attivati, insieme a molte altre associazioni e moschee locali, per raccogliere fondi da destinare alle famiglie più bisognose di aiuti concreti all’interno della comunica islamica palermitana, anche in vista del Ramadan. E’ stato un capolavoro! Tante tante famiglie hanno ricevuto il sostegno alimentare grazie a noi, persone che sono invisibili legalmente, e che dunque non potevano accedere agli aiuti del Comune. Ma a noi lo status non interessa, noi aiutiamo chi ha bisogno. Era un momento difficile per tutti, nessuno è stato dimenticato. Circa 500 famiglie, anche al fuori della comunità senegalese e islamica, hanno ricevuto un aiuto per superare la crisi.”

Per Isma, mettersi al servizio degli altri è un processo naturale.

“Io sono stato aiutato a diventare quello che sono oggi. E non l’ho dimenticato, adesso ricambiare è un dovere! Durante la pandemia, eravamo consapevoli del pericolo, ma volevamo assolutamente ricambiare con la stessa moneta: ognuno deve fare il suo, ed io lo faccio mettendomi a disposizione, fisicamente ed emotivamente.”

Che cosa diresti ai giovani per motivarli a partecipare alla vita di comunità e a mettersi al servizio del prossimo?

“Ai giovani dico: uscite di casa! Rendetevi disponibili! Solo in questo modo potrete conoscere cose, persone, imparerete a parlare la lingua, a muovervi nella città, a creare una comunità. Essere disponibili per gli altri, fare volontariato… questo ti farà fare tanti passi nella vita, la migliorerà! Mentre le altre strade, quelle dell’isolamento e dell’estremismo, ti riportano indietro.”

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Questa intervista è stata realizzata nell’ambito della campagna Community Heroes del progetto (RE)Think Before Act. Attraverso la diffusione di storie esemplari, il messaggio centrale di Community Heroes è che l’attivismo all’interno della propria comunità locale può aiutare i giovani a svilupparsi socialmente e psicologicamente, e stimolarli ad occupare ruoli attivi nella società.

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Sul progetto

(RE)Think Before Act – Alternative narratives to violent extremism è finanziato nell’ambito dell’ISFP – CIVIL SOCIETY EMPOWERMENT PROGRAM (CSEP) dell’Unione Europea e mira a prevenire che soggetti vulnerabili intraprendano un processo di radicalizzazione attraverso l’offerta di meccanismi di resilienza e capacità di pensiero critico basato sui principi dei Diritti Umani.

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