Occorre lavorare in prima linea per porre fine alla tratta degli esseri umani

giovedì 30 Luglio 2020

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Ogni giorno migliaia di bambini, donne e uomini diventano vittime della tratta di esseri umani cadendo nelle mani dei trafficanti, sia nel loro paese d’origine, sia in terra straniera.

L’articolo 3 del Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone definisce la tratta come

«il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitare o l’accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità, dando oppure ricevendo somme di denaro o benefici al fine di ottenere il consenso di un soggetto che ha il controllo su un’altra persona, per fini di sfruttamento. Per sfruttamento si intende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, lavoro o servizi forzati, la schiavitù o pratiche analoghe alla schiavitù, l’asservimento o l’espianto di organi».

La tratta di persone è un crimine che non risparmia nessun paese al mondo: non c’è stato che non sia paese d’origine, transito o destinazione delle vittime di tratta.

Durante l’emergenza COVID-19, gli operatori che lavorano per supportare le vittime di tratta è stato determinante, ma reso molto difficile dalle restrizioni imposte dalla pandemia. Le donne vittime di tratta sono state uno dei gruppi più colpiti a causa della loro condizione di marginalità sociale e vulnerabilità. La crisi sanitaria ha di fatto avuto un grave impatto sulla vita delle vittime di tratta, generando e portando alla sovrapposizione di numerosi fattori che ne hanno accresciuto l’esclusione sociale di pari passo con il rischio di ri-vittimizzazione.

All’indomani del picco pandemico e con la discesa dei contagi, siamo finalmente riusciti ad entrare in contatto con donne migranti vulnerabili desiderose di migliorare le loro competenze e trovare un lavoro stabile grazie a TOLERANT. Il progetto è nato per facilitare l’integrazione delle vittime all’interno del mercato del lavoro locale, consentendo il raggiungimento di un buon livello di indipendenza economica e prevenendo la ricaduta nel circuito dello sfruttamento sessuale. A tal fine, abbiamo attivato un servizio di supporto, gratuito e orientato alla dimensione di genere, inteso ad assistere le donne in cerca di un impiego attraverso la creazione di un piano di integrazione personalizzato. Nel corso delle nostre sessioni di consulenza, alle donne è stato spiegato come compilare un CV, cercare un impiego online e sostenere un colloquio di lavoro. Per di più, le abbiamo aiutate nell’acquisizione di competenze digitali ed informatiche estremamente utili alla ricerca di opportunità lavorative. Attraverso l’apprendimento di tali nuove abilità, le donne vittime di tratta hanno potuto ampliare il loro spettro di competenze e prepararsi al meglio per entrare nel mercato del lavoro.

Quello che speriamo sia un avvio verso la fine della fase di emergenza, ci permetterà nei prossimi mesi di lavorare in maniera più serrata per avviare i programmi di recupero e integrazione delle donne vittime di tratta del progetto HEAL, che prevedono l’adozione dell’approccio etno-psicologico e dell’arte terapia. Sul nostro sito è disponibile un interessante rapporto di analisi delle esigenze manifestate dalle donne migranti vittime di tratta, dai centri che offrono servizi di supporto e dai datori di lavoro, nonché le buone pratiche e le principali sfide affrontate dai centri che offrono supporto e dal mercato del lavoro locale in Italia. Il documento è il risultato della ricerca condotta dai partner del progetto HEAL e include le informazioni pertinenti raccolte attraverso un’indagine conoscitiva (ricerca documentale) e in un’analisi dei bisogni (interviste e gruppi di discussione) con le donne migranti vittime di tratta, i centri che offrono servizi di supporto e i datori di lavoro.

Vi invitiamo a leggere, sul sito dell’Ufficio della Nazioni Unite sulle droghe e il crimine, le storie degli operatori che descrivono il loro lavoro pratico nell’assistenza alle vittime durante le fasi acute dell’emergenza COVID-19, raccolte per celebrare il loro contributo e il loro sostegno alla lotta alla tratta. Occorre far tesoro di questi racconti ed impegnarsi tutte e tutti per riconoscere l’importanza delle azioni di sostegno e riabilitazione delle vittime, ma anche la necessità di rafforzare i sistemi di repressione giudiziaria della tratta di esseri umani e di tutti i reati ad essa correlati. Celebra con noi la Giornata Mondiale contro la tratta di esseri umani utilizzando gli hashtag #Endhumantrafficking e #Humantrafficking su tutte le piattaforme digitali. Per ulteriori informazioni su TOLERANT:

Per ulteriori informazioni su HEAL:

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