L’assistenza ai rifugiati ucraini: rischi emergenti e sfide future

lunedì 25 Luglio 2022

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Lontano dall’essere una semplice lite tra due paesi, ciò che sta avvenendo in Ucraina è un conflitto armato che ha costretto milioni di civili, soprattutto donne e bambini, a lasciare le proprie case. Alla luce della vulnerabilità dei rifugiati in fuga, numerose organizzazioni e ONG internazionali hanno manifestato la propria preoccupazione circa il rischio per tali soggetti di subire violenza di genere, essere vittime di tratta o altre forme di sfruttamento durante il loro viaggio attraverso l’Europa.

Come affermato dal Direttore Generale dell’OIM António Vitorino, tali persone “possono essere particolarmente vulnerabili al rischio di tratta di esseri umani perché lasciano le loro case inaspettatamente e potrebbero non avere la possibilità di fare affidamento sulle loro abituali reti familiari e sulle loro risorse economiche”.

Secondo l’Agenzia ONU per i rifugiati, 9.567.033 milioni di rifugiati hanno attraversato il confine ucraino in cerca di sicurezza e assistenza nei paesi confinanti, come Polonia e Romania. In base ai dati raccolti fino al 15 di luglio, 150.791 mila persone sono arrivate in Italia dall’inizio della guerra, raggiungendo principalmente le città di Roma, Milano, Bologna e Napoli.  

Nonostante le tragiche cifre registrate finora, il conflitto in Ucraina così come le sue conseguenze, dirette o indirette, sembrano non essere più al vertice dell’agenda politica europea.

Per questa ed altre ragioni, il 20 luglio 2022 il CESIE ha voluto organizzare un evento con l’obiettivo di presentare e discutere delle misure e delle azioni che sono state adottate finora per supportare i rifugiati ucraini arrivati in Italia e prevenire il rischio di tratta, con un focus specifico sulla Sicilia e Palermo.

L’evento è stato organizzato nel quadro del progetto YU WOK 2 END HT (Erasmus + KA2 – Strategic Partnership for youth – Cooperation for innovation and the exchange of good practices) rivolto a migliorare le capacità degli operatori giovanili nella prevenzione, identificazione e sostegno delle potenziali vittime di tratta tra i giovani attraverso la condivisione di strumenti pratici e l’aumento della loro consapevolezza sulla tematica in questione.

Diversi esperti ed esperte hanno partecipato all’evento, incluse le rappresentanti di International Rescue Committee (IRC) e Centro Penc di Palermo, allo scopo di valutare insieme i principali bisogni dei rifugiati ucraini  ed esplorare le misure da intraprendere nel prossimo futuro per supportare al meglio tali persone.

Particolare attenzione va riservata alla partecipazione dei membri del Comitato Salva Ucraini, fondato nel febbraio 2022 da 3 famiglie italo-ucraine residenti a Palermo, i quali hanno partecipato con entusiasmo all’evento presentando una lista di attività da portare avanti per soddisfare i bisogni dei rifugiati e supportare efficacemente le famiglie ucraine.

In questo quadro, va sottolineato come la mobilitazione dal basso e le associazioni locali di volontariato abbiano svolto un ruolo cruciale nell’opera di assistenza e accoglienza delle persone in fuga dall’Ucraina. In effetti, sin dall’inizio della guerra il “fardello” dell’accoglienza è ricaduto principalmente sui privati e le organizzazioni della società civile

In base ai dati raccolti fino al primo luglio, dei 137 mila ucraini arrivati in Italia solo 13,304 si trovava all’interno del sistema ufficiale di accoglienza, mentre la stragrande maggioranza era ospitata in dormitori e appartamenti gestiti da enti religiosi, associazione non-profit o semplici famiglie che hanno risposto all’appello per l’emergenza Ucraina.   

Quanto detto finora è stato confermato anche nel corso dell’incontro organizzato dal CESIE ed oltre a ciò, è emerso come, nel lungo periodo, le famiglie ospitanti abbiano vissuto enormi difficoltà nel relazionarsi e convivere con madri e bambini fortemente traumatizzati. In effetti, ciò che doveva rappresentare una soluzione temporanea si è ben presto trasformato in un lungo periodo di stallo ed interminabile attesa per le famiglie ucraine. Di contro, chi ha ospitato tali famiglie ad oggi si trova chiaramente impreparato, se non in evidente difficoltà, ad affrontare le conseguenze psicologiche ed i traumi che la guerra sta avendo su donne e minori rifugiati.        

Durante l’incontro è stato inoltre sottolineato come una scarsa collaborazione tra attori locali potrebbe risultare dannosa e causare una frammentazione degli aiuti, uno spreco di risorse e dunque ulteriori difficoltà per le donne ed i bambini ucraini. Ora che l’ondata di solidarietà registra un calo significativo, è estremamente importante mantenere alto il livello di attenzione dell’opinione pubblica sui temi che riguardano l’Ucraina.  

Mentre la guerra continua e a più di 5 mesi di distanza dall’inizio del conflitto armato, per i profughi ucraini le opportunità di tornare a casa in tempi brevi diminuiscono giorno dopo giorno e le misure d’emergenza adottate finora, oltre ad aver perso la loro efficacia, sembrano non essere più adatte alle circostanze attuali.

Oltre alle difficoltà menzionate in precedenza, le famiglie ucraine si trovano ad affrontare barriere linguistiche e culturali che le isolano e le condannano ad uno stato di immobilismo e incapacità di interazione con il resto della società. Ciò è anche dettato dal fatto che la permanenza in Italia viene percepita come temporanea e ancora oggi la speranza di tornare a casa rimane alta; per tale ragione, poche famiglie sono realmente interessate all’ “integrazione” e all’inserimento nella società italiana.

Tutti questi fattori aggiungono un ulteriore livello di vulnerabilità a coloro che fuggono dalla guerra e può perciò esporli ad un maggiore rischio di subire frodi ed essere vittime di sfruttamento, sia sessuale che lavorativo. Come indicato da ActionAid, in Italia sono apparse “le prime segnalazioni di annunci esca sui social network per alloggi non sicuri e lavori “a rischio”, e per di più “il trauma, la vergogna e le difficoltà linguistiche possono ritardare l’emersione e la denuncia” qualora donne o ragazze e ragazzi minori dovessero subire violenze o abusi.

Alla luce di quanto detto sopra, oltre a presentare il progetto YU WOK 2 END HT project, il multiplier event organizzato dal CESIE ha consentito di creare una nuova rete di associazioni intenzionate a supportare i rifugiati ucraini presenti a Palermo, il 90% dei quali sono donne e bambini.

Tali associazioni stanno rispondendo con forza all’appello per “salvare” l’Ucraina e l’evento del CESIE ha contribuito a rafforzare l’impegno e la cooperazione in tale ambito, inclusa la prevenzione della tratta e dello sfruttamento.

Coloro che hanno partecipato all’evento si sono ripromessi di incontrarsi dopo la pausa estiva per continuare a collaborare con lo stesso obiettivo: supportare le famiglie ucraine.

Vi terremo aggiornati!

Se volete contribuire a supportare la comunità di profughi Ucraini qui a Palermo potete effettuare una donazione, intestata a “COMITATO SALVA UCRAINI PALERMO”, al seguente IBAN: IT85Q0501804600000017179433.

A proposito del progetto

YU WOK 2 END HT + cofinanziato dal programma Erasmus + KA2 – Strategic Partnership for youth – Cooperation for innovation and the exchange of good practices.

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Contatta Guido Savasta, guido.savasta@cesie.org.

CESIE