manifesto_Shangri-LaLa mostra “Un Ponte per Shangri –La” (30 scatti dal Nepal) è organizzata da Andrea Vacha (un ex volontario SVE che è stato in Nepal per 5 mesi grazie aln progetto del CESIE “Voices from around the world II”) e Mario Bianco (geologo che ha lavorato in Nepal come stagista della ONG A.S.I.A. onlus).

Gli autori, fotografi amatoriali, raccontano attraverso gli scatti la quotidiana della vita in Nepal, conosciuta innanzitutto durante attività di stage e volontariato presso organizzazioni internazionali e locali.

Paurakhi Landless Village è un villaggio composto da 226 abitazioni costruite con materiali di recupero ed al cui interno vivono circa 900 persone. L’abitato sorge sulle sponde del fiume Bagmati, un tempo sacro, oggi inquinatissimo.

Il villaggio ha una struttura adibita a scuola, i maestri sono volontari e l’educazione è difficile e comunque limitata ai primi anni delle elementari. Fornisce infatti soltanto una alfabetizzazione di base. Il villaggio è sprovvisto di luce, acqua corrente, acqua potabile ed è spesso soggetto a inondazioni.

Boudha Shack Village è un campo di baracche e teli in plastica, popolato da circa 200 emigrati indiani ed edificato a poca distanza dalla Great Stupa, il più importante monumento del Buddhismo tibetano al di fuori del Tibet.

Le persone che nel campo hanno trovato un posto in cui stare si arrabattano come possono. Alcune donne in strada domandano ai turisti di acquistar loro del cibo per i propri figli, altre aiutano le insegnanti di una scuola nei pressi a gestire il gran numero di bambini. Il mestiere del calzolaio, praticato su marciapiedi affollati ed all’angolo delle strade, è fra i migliori cui un uomo possa ambire.

Non tutte le famiglie hanno la possibilità di pagare la retta scolastica annuale per i propri figli e molti bambini restano così analfabeti.

Nel campo c’è chi si adopera per il b-ne di tutti, utilizza i fondi raccolti nel costruire docce e lavabi, acquista nuovi teloni atti a sostituire quelli ormai logorati dal monsone estivo.

L’ingresso alla mostra è gratuito e all’interno sarà possibile donare fondi a sostegno di due realtà con cui gli autori sono entrati in contatto a Kathmandu.

Il ricavato, qualunque ne sia l’entità, consentirà un concreto miglioramento delle condizioni di vita di chi abita questi luoghi; si tratta infatti di realtà presso le quali anche un modesto budget  può fare la differenza.

La brochure della mostra