Alla scoperta di una scuola diversa: Margaux racconta “Mapping Solidarity”

venerdì 20 Marzo 2020

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Sono arrivata a Palermo a Novembre 2019 per un volontariato di lungo termine Corpo Europeo di Solidarietà, progetto coordinato dal CESIE. Sono tornata in Francia 4 mesi dopo, più presto del previsto a causa della pandemia di Covid-19. In ogni caso, già questi mesi sono stati abbastanza ricchi e intensi per farmi crescere!

Laureata in Sviluppo urbano sostenibile in una scuola francese di scienze politiche, ero alla ricerca di una nuova esperienza all’estero nel periodo tra la fine dei miei studi e il mondo del lavoro. Volevo dedicare questo tempo per fare qualcosa per e con gli altri, incontrare persone di diverse culture e migliorare la mia conoscenza della lingua e della cultura italiana. Adesso posso dire che fare il volontariato al CESIE sia stato un buon modo per fare questo, ma anche molto di più!

All’interno del progetto “Mapping Solidarity”, ho lavorato principalmente in un asilo per bambini dai 2 ai 5 anni basato sull’interculturalità. Lì, ho scoperto una pedagogia speciale: con le educatrici e altre volontarie portoghesi, spagnole e greche, ci prendevamo cura dei bambini cercando di stimolare la loro sensibilità alle emozioni, la loro autonomia ed espressione e di risolvere i conflitti con un dialogo sincero. A parte la vita quotidiana, ho avuto l’opportunità di creare e implementare alcuni laboratori in inglese e in francese per i bimbi grandi. Condividere la mia conoscenza e la mia cultura con i bambini è stato allo stesso tempo molto emozionante e impegnativo. Essendo una persona a cui piace anticipare le cose e cercare di essere sempre pronta, ho capito che attenersi a questo atteggiamento non era molto producente in questo contesto perché le cose non vanno mai come previsto quando si lavora con bambini. Ed è proprio questo che rende questo lavoro bello e speciale. Ho imparato ad iniziare proponendo qualcosa ai bambini e poi lasciarli liberi di fare, per poter essere capace di co-creare con loro l’attività, in base alla loro curiosità e ai loro interessi.

A parte l’asilo, sono anche stata coinvolta ultimamente in un workshop linguistico con studenti delle superiori a Ballarò, un quartiere popolare di Palermo. Ho condiviso quest’appuntamento ogni giovedì pomeriggio con altri amici volontari del CESIE. Avevamo conversazioni con gli studenti per un’ora, parlando alternativamente in inglese e in italiano. Questa esperienza mi ha davvero arricchito, sia sul piano del multilinguismo sia su quello dell’interculturalità. Tra le altre cose, ho partecipato a dibattiti molto interessanti sul femminismo, l’azione per il clima e le opportunità di lavoro e sono felice di dire che ho imparato alcune espressioni siciliane!

Quello che ho apprezzato nel volontariato è di avere la possibilità di conoscere gli abitanti, parlando la loro lingua e vivendo accanto a loro. Questa esperienza ti dà il tempo per essere coinvolto/a nella vita della città. A gennaio, infatti, ho sentito parlare di un teatro a Palermo impegnato nella comunità locale, che proponeva un percorso di danza seguendo il ciclo delle stagioni. Ho partecipato al ciclo dell’inverno e della primavera, dove ho incontrato delle persone molto accoglienti e ho scoperto nuovi modi di esprimermi e di interagire con un gruppo.

Vivere con una squadra di volontari è stato molto bello, in particolare per imparare gli uni dagli altri e per condividere le nostre esperienze, le buone e le cattive. Abbiamo vissuto bei momenti, godendoci la vita quotidiana, la vita notturna, ma anche alcuni bellissimi viaggi intorno alla Sicilia. Scegliere di fare il volontariato in Sicilia mi ha anche permesso di trascorrere un po’ di tempo con due amici stretti che ho incontrato come studente Erasmus all’Università di Vilnius 3 anni fa.

Questa esperienza non è comunque sempre stata facile. Per quanto riguarda le differenze culturali per esempio, mi sono abituata ad alcune cose bellissime (come il senso dell’ospitalità che hanno molti Siciliani e la loro spontanea generosità), ma non sono riuscita ad abituarmi ad altre (come la terribile gestione dei rifiuti o la cultura della plastica). Dopo un certo periodo, ho capito che questo sentimento misto faceva parte del vivere in una città all’estero, invece di visitarla soltanto. Una volta, un’amica volontaria mi ha detto qualcosa come: “Se vedi solo la parte migliore di Palermo, vuol dire che non hai conosciuto la città fino in fondo”. Più in generale, fare un volontariato ti fa sentire parte della città perché dai il tuo contribuito alla comunità locale. Anche per questo, la chiusura delle scuole e di tutte le attività della città, per la pandemia, è stata molto triste.

Anche se la mia esperienza è stata abbreviata, sono grata per tutte le cose che ho potuto vivere e imparare in questi quattro mesi. Porto con me un sacco di risate, il sapore degli arancini e i paesaggi incredibili di mare e montagna. Palermo, tornerò senza dubbio!

Margaux BOUBY

Volontaria di Corpo Europeo di SolidarietàProgetto: Mapping Solidarity

Dawda racconta la sua esperienza di volontariato al CESIE

Dawda racconta la sua esperienza di volontariato al CESIE

“Consiglio a tutti di fare un’esperienza di volontariato perché è importante aiutare gli altri, perché non sappiamo cosa ci succederà domani e il bene che diamo oggi, in futuro ci tornerà indietro.” Dawda racconta la sua esperienza al CESIE.

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