3 OTTOBRE #NonSiamoPesci

Sabato 25 settembre 2020 alle ore 10:30 @Foro Italico e alle 16.00 @Piazza Verdi - Palermo
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Al fine di sensibilizzare la società tutta riguardo al fenomeno della migrazione e, quindi, di sviluppare la sensibilità, la solidarietà e la consapevolezza nei confronti di coloro che ricercano condizioni di vita migliori, l’associazione STRAVOX invita tutte le organizzazioni locali, la società civile, gli attivisti, le associazioni di volontariato e chiunque creda nella solidarietà e nella pari dignità umana a discuterne insieme nella giornata del 3 ottobre.

Perché il 3 ottobre?

Perché nel medesimo giorno del 2013 al largo dell’isola di Lampedusa, nel tentativo di arrivare in Europa, persero la vita 368 persone. Riteniamo necessario diffondere e costruire una cultura di solidarietà e accoglienza, di pace e di convivenza nel rispetto delle differenze, valori questi fondati sul riconoscimento dei diritti umani, contro la militarizzazione del Mediterraneo e le guerre che lo attraversano, contro l’accoglienza disumana di chi arriva in Italia, contro la cultura razzista diffusa all’interno della società e delle politiche degli Stati e contro lo sfruttamento economico delle risorse da parte delle imprese transnazionali supportate dagli stessi.

Saremo in piazza per commemorare le decine di migliaia le persone che sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo -uno dei mari più mortiferi al mondo- vittime anche delle politiche di respingimento in mare e di chiusura dei porti.

Il 3 ottobre è la Giornata della Memoria di tutte le persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo cercando di raggiungere l’Europa nella speranza di una vita migliore.

Siamo per questo solidali con le ONG impegnate nelle operazioni di salvataggio e con gli attivisti criminalizzati per il loro impegno

Saremo in piazza per denunciare:

  • lo sfruttamento ambientale e umano, senza etica né sostenibilità, imposto dal sistema economico e produttivo mondiale; sistema che produce squilibri sempre più ampi all’interno
  • della popolazione dei diversi Paesi, con abissali differenze tra i pochi che hanno il controllo degli strumenti produttivi e la moltitudine che vive invece sfruttata e ai margini; un sistema che ha avuto e sta avendo un impatto radicale e distruttivo sull’ambiente, provocando quei cambiamenti climatici che si abbattono prima e con più forza sulle popolazioni dei Paesi più vulnerabili, che -paradossalmente- meno hanno contribuito alle cause degli stessi.
  • la piaga della criminalità e dei trafficanti di uomini, che irretiscono, ricattano e schiavizzano sfruttando la disperazione delle persone.
  • la drammatica e inumana situazione in Libia, luogo di “orrori indicibili”, nei cui campi di detenzione (ufficiali e non ufficiali) le persone migranti sono sistematicamente e strumentalmente sottoposte a violenze, torture e trattamenti inumani e degradanti dalle milizie locali, spesso in combutta con le forze di polizia e con la c.d. Guardia Costiera libica;
  • il Memorandum Italia-Libia, che consente all’Italia (coi propri soldi e con quelli del programma europeo di cooperazione con l’Africa) di finanziare, addestrare ed equipaggiare la c.d. Guardia Costiera libica, con l’obiettivo di bloccare (nel modo violento e disumano che non possiamo far finta di non sconoscere) i migranti al di là del mare;
  • le (criminali) politiche Europee di chiusura e militarizzazione dei confini, di respingimento (illegale), di esternalizzazione delle frontiere. Politiche che spingono e giustificano gli accordi con la Libia, col Marocco, con la Turchia, che consentono -all’interno del suolo europeo- il perpetrarsi degli orrori dei campi di Moria, dei respingimenti ai valichi alpini e delle violenze delle forze di polizia lunga tutta la rotta balcanica l’assenza di corridoi umanitari che garantiscano, alle persone che hanno diritto d’asilo e protezione internazionale, di arrivare in Europa senza finanziare trafficanti e senza rischiare la vita in mare;
  • l’assoluta assenza di missioni di ricerca e soccorso in mare coordinate dagli Stati e dall’Europa e, contestualmente, la criminalizzazione delle ONG che sfidano odio e onde per salvare vite umane e illuminare un Mediterraneo altrimenti silenzioso deserto di morte le condizioni vergognose e indegne nelle quali vengono tenute le persone all’interno degli hotspot di terra e di mare;
  • la rinuncia dello Stato italiano di supportare percorsi veri di accoglienza diffusa ed integrazione, con lo smantellamento degli SPRAR e con l’introduzione (e il mantenimento) delle leggi (in)sicurezza;
  • lo sfruttamento delle persone, oltre i limiti della schiavitù, operato –in Italia!- dalla malavita locale e da datori di lavoro senza scrupoli, nell’agricoltura, nei cantieri edili e all’interno di molte altre attività produttive.

 

Saremo in piazza per chiedere:

  • la piena applicazione dell’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo il quale ogni individuo ha diritto: o alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato, o di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese;
  • alla Commissione europea e al governo italiano di agire immediatamente, per procedere ad un’evacuazione dei campi e una sistemazione decentrata e solidale dei bambini, delle donne e degli uomini, su tutto il territorio dell’unione Europea;
  • che vengano chiusi tutti gli hotspot in Europa e in tutti i territori extra EU, finanziati dai fondi europei, e di fermare la politica Europea di esternalizzazione dei confini;
  • che gli stati dell’UE sanciscano un sistema d’asilo unico, basato su criteri che garantiscano un accesso sicuro;
  • che vengano riconosciuti il diritto all’asilo per motivi di povertà e calamità naturali;
  • la cancellazione degli accordi con la Libia;
  • la “liberazione” delle navi di soccorso della Civil Fleet della società civile europea, tenute pretestuosamente bloccate per evidente volontà politica
  • la regolarizzazione, attraverso una procedura veloce, semplice, trasparente e che non richieda intermediazione del datore di lavoro, del rapporto di lavoro (non limitato a talune categorie) e della presenza in Italia delle persone senza permesso di soggiorno;
  • l’abrogazione delle leggi (in)sicurezza Salvini-Di Maio che hanno peggiorato la condizione degli ultimi, indipendentemente dalla loro provenienza.

Scendiamo in piazza per rompere il binomio immigrazione-(in)sicurezza: è una questione di civiltà, equità sociale e giustizia che accomuna tutti e tutte le generazioni. Per questo motivo siamo antifasciste/i, contro la violenza sulle donne, l’omo-bi-transfobia e ogni tipo di discriminazione.

Invitiamo tutte le persone solidali e che si riconoscono in questi valori a scendere in piazza con noi il 3 ottobre! Perché la solidarietà fa bene a tutti ed è necessaria!

#MIGRANTSLIVESMATTER

#NONSIAMOPESCI

La giornata sarà suddivisa in due momenti:

  • La mattina dalle 10.30 ci incontreremo al Foro Italico (vicino la Molo di Sant’Erasmo) per commemorare le vittime del naufragio del 3 ottobre 2013 e tutte le persone che hanno perso la vita nel loro viaggio verso l’Europa.
  • Lancio di un fiore nel mare ( si chiede di portare un fiore)
  • Nel pomeriggio dalle 16 a piazza Verdi ci sarà un dibattito di approfondimento politico sulle tematiche riguardanti i fenomeni migratori e le sue cause, con particolare attenzione al tema dei diritti umani.
  • Percorso tematico (legato alle parole d’ordine)

 

TUTTI GLI EVENTI SI SVOLGERANNO IN OSSERVANZA DELLE MISURE PRECAUZIONALI DI CONTENIMENTO E CONTRASTO DEL RISCHIO DI EPIDEMIA DI COVID-19.

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