Lettera aperta del coordinamento antitratta Favour e Loveth ai giornalisti

mercoledì 16 Gennaio 2013

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Certi di trovare in Voi ampia condivisione, riteniamo che su pochi e semplici principi si incardini il senso civico e in cima a tutti c’è il rispetto per la dignità umana e quello per la verità.
Nel 2012 Palermo è stata teatro di efferati femminicidi. In particolare, l’uccisione delle due ragazze nigeriane, Favour e Loveth, è assurta a simbolo dell’indifferenza di tante istituzioni e dei media nei confronti della piaga sociale della tratta delle donne. Si, perché non si tratta di semplice “prostituzione”, ma di schiavitù. È certo che le due donne vivevano in quella zona d’ombra ignorata dai più, dove la criminalità del loro paese d’origine trova sponda nella nostra; dove certa cultura maschilista, che considera lo sfruttamento del corpo femminile una straordinaria risorsa economica, incontra i retaggi di un erotismo tutto nostrano che si alimenta del gusto della sottomissione.

Da queste morti si è levata la protesta di tanti Palermitani che silenziosamente si sono raccolti in una grande fiaccolata e, prima ancora, il 6 Febbraio 2012, hanno ufficialmente costituito il Coordinamento Antitratta Favour e Loveth nel quale sono coinvolti comitati, associazioni e liberi cittadini. L’auspicio del Coordinamento è che, almeno nella nostra città, il contrasto alla tratta delle schiave diventi una priorità nell’agenda delle Istituzioni, della Politica e del Giornalismo d’inchiesta.

Non è una città civile quella in cui a pochi interessa approfondire i legami tra la criminalità nigeriana, ed extracomunitaria in genere, che organizza la tratta e lo sfruttamento delle giovani donne, e le organizzazioni criminali locali che vi lucrano.

Non è una città civile quella in cui il primo articolo di giornale che ha reso noto il brutale omicidio di Favour è comparso solo un mese dopo l’accaduto e, peraltro, dietro ripetuti solleciti del Coordinamento.

Non è una città civile quella in cui, dopo tutto questo, in occasione del suicidio in carcere dell’uomo che ha ucciso e bruciato il corpo di Favour, campeggiavano nei giornali titoli del tipo “suicida l’assassino di una prostituta”. Mentre alcun cenno si faceva alla storia della ragazza né al suo stato di schiavitù, sortendo un effetto indubbiamente depistante rispetto al messaggio che sarebbe stato importante lanciare ai cittadini.

Non è una città civile quella in cui regna l’indifferenza anche di fronte all’attentato alla vita di Vivian Wiwoloku, pastore della Chiesa valdese e metodista, avvenuto nei giorni scorsi in Nigeria e alle reiterate minacce di morte susseguitesi a Palermo. Vivian da anni si batte nella nostra città contro la tratta delle schiave del sesso con l’obiettivo, indubbiamente scomodo per tanti, di sottrarre queste donne al destino che la criminalità organizzata vorrebbe loro imporre.

La lotta contro lo sfruttamento, la violenza e la tratta non va demandata solo alle associazioni di settore e alle Forze dell’Ordine. È importante diffondere la consapevolezza che questa battaglia di civiltà coinvolge tutti, non ultimi voi Giornalisti.

Ecco perché, in occasione della simbolica consegna di questa nostra lettera aperta ai Giornalisti, il Coordinamento Antitratta Favour e Loveth

CHIEDE

l’ufficiale adesione delle Donne-Giornaliste di tutte le redazioni cittadine al SIT IN che si terrà GIOVEDÌ 17 IN VIA PRINCIPE DI BELMONTE. Auspichiamo così che si facciano esse stesse garanti di un uso del linguaggio giornalistico rispettoso della dignità della donna, chiunque essa sia.

CESIE ETS