Essere un volontario non è soltanto lavorare in un centro per disabili, con rifugiati, o in un ufficio: è molto più di tutto questo. È lasciare la tua zona di confort, dove ti senti a tuo agio e da dove il più delle volte non vuoi uscire per paura di quello che potrebbe succedere.

Nel mio caso, sto svolgendo un volontariato in Italia, a Palermo, offrendo il mio aiuto ai centri con persone diversamente abili, e devo dire che sto vivendo magnifici momenti al di fuori della mia sfera familiare. Sto conoscendo un altro paese, un’altra cultura, incontrando nuove persone, e soprattutto facendo cose che non ho mai fatto prima… E non potete immaginare quale meravigliosa esperienza sia!

L’arrivo a Palermo è stato molto caotico ma allo stesso tempo incredibile. Ero molto sicura della mia decisione ed ero entusiasta d’iniziare.

Con il progetto Able Like You III, sto svolgendo il mio volontariato in cooperative sociali, per adulti diversamente abili, chiamate casa famiglia perché, come ho avuto modo di constatare, sono una grande famiglia. Insieme agli operatori, gli utenti svolgono diverse attività per accrescere e migliorare la loro qualità della vita: pensano che non occorre parlare la stessa lingua per capirsi l’un l’altro e che i piccoli gesti, come i saluti con due baci ogni mattina, possono farti sentire speciale e sono una delle ragioni per cui essere felici. Indubbiamente, per me son diventate tutte persone importanti.

Un altro aspetto del volontariato è la città dove viene svolto e, devo dire, Palermo dopo questi 7 mesi è diventata la mia casa, una casa dove sto trascorrendo momenti indimenticabili e allo stesso tempo difficili; nonostante tutto, ho sempre pensato che, all’interno di un’esperienza come questa, anche i brutti momenti sono arricchenti. La Sicilia ha tutto quello che si possa desiderare: persone socievoli, desiderose di aiutarti ed aperte; un clima spettacolare da godere, con spiagge incredibili, riserve naturali e paesaggi; un cibo da leccarsi le dita.

A due mesi alla fine del mio progetto, mi guardo indietro e penso a quei giorni di novembre non molto distanti nei quali è iniziata quest’avventura. Sono senz’ombra di dubbio felice di aver potuto partecipare ad un progetto come questo: è un’opportunità per acquisire nuove competenze e, allo stesso tempo, viaggiare e conoscere altri paesi, magari affascinanti come l’Italia.

Vorrei suggerire a tutti i ragazzi di prendere parte ad un’avventura come questa: come ho detto prima, non avete niente da perdere, sono invece soltanto vantaggi.

Dunque Amunì, ragazzi, abbiamo solo una vita!!

 

AnaIsabel Sanchez Zambrano, volontaria SVE Able Like You III