Per alcuni insegnanti e studenti europei l’anno scolastico appena trascorso è stato un po’ diverso. Le lezioni tradizionali sono state sostituite da attività di apprendimento non formale e dall’approccio maieutico reciproco sviluppato da Danilo Dolci. Gli insegnanti provenienti da Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Austria e Turchia, supportati da esperti in tecniche di apprendimento non formale, hanno coinvolto i loro studenti in attività di apprendimento collaborativo volte a rispondere alle sfide educative. Tutto questo grazie al progetto CARMA!

Alla fine di aprile, i partner del progetto CARMA, CESIE (Italia), Università di Murcia (Spagna), Pistes-Solidaires (Francia), Asist Ogretim Kurumlari A.S. – DOGA (Turchia), University College Leuven – UC Leuven (Belgio), INOVA+ (Portogallo) e Verein Multikulturell (Austria) si sono incontrati a Pau, in Francia, in occasione del terzo meeting del consorzio per riflettere sugli sviluppi del progetto e condividere le esperienze degli insegnanti coinvolti nella fase pilota nei sette Paesi partner. Gli insegnanti si sono detti entusiasti dei nuovi approcci esaminati e ansiosi di testarli in classe insieme ai loro studenti. Le ricadute sul processo di apprendimento degli studenti sono già visibili!

Barbara Pellegrino, una delle insegnanti coinvolte nel progetto, ha scelto di condividere il lavoro svolto a Palermo. Barbara ha svolto delle sessioni di apprendimento collaborativo con i suoi studenti presso l’ Istituto Duca Abruzzi – Libero Grassi. Nell’articolo “Caffe Macchiato”, pubblicato sul giornalino della scuola, “LiberaLaMentepress” , Barbara ha deciso di condividere il proprio punto di vista e le proprie riflessioni sul potenziale dei metodi di apprendimento non formale, utili a trasformare le lezioni e l’attività didattica tradizionale e a motivare gli studenti.

Buona lettura!

Caffe Macchiato

Quando andavo a scuola io, all’epoca di Noè, imparare poteva essere abbastanza noioso.

In particolare, ricordo uno dei miei professori. Era distante e verboso, teneva lezioni lunghe e non interattive, usava libri di testo scritti in un linguaggio incomprensibile e assegnava una tale montagna di compiti che noi alunni non riuscivamo ad avere uno straccio di vita sociale.

Ma queste difficoltà erano ben ripagate: all’interrogazione, rispondendo alla prima domanda, se ci permettevamo di esordire con “Allora…”, non era inusuale che il caro professore replicasse: “Un discorso non può iniziale con “allora”. Torna a posto. Tre”. Inutile dire che questo era piuttosto demotivante.

Oggi per fortuna queste cose non possono più succedere. Se da una parte l’impianto didattico rimane tutto sommato abbastanza classico, dall’altra gli approcci e le tecniche d’insegnamento sono radicalmente cambiati. Oggi sono gli alunni e le loro esigenze a essere al centro del processo educativo. I professori si aggiornano, le lezioni vengono modulate, i libri di testo resi interessanti, il dialogo docente-discente lasciato aperto.

Inoltre, da qualche anno e in tutto il mondo, la formazione scolastica tenta altre strade: l’uso di tecniche di apprendimento non formali, molto efficaci in caso di problematicità. Infatti, quando ci sono degli alunni che mostrano di avere difficoltà di attenzione e motivazione, il docente abbandona la lezione frontale e propone attività di contenuto o in forma non tradizionale. Ad esempio, per aiutare i ragazzi ad analizzare e ragionare su un argomento c’è la tecnica “Six Thinking Hats”, che crea sei personaggi con ruoli, caratteri e punti di vista diversi, che osservano un dato problema da diverse prospettive. O “The Box of Emotions”, che aiuta gli alunni ad affrontare le tensioni in classe attraverso l’esplorazione e condivisione delle proprie emozioni in un ambiente protetto. Ci sono anche il “Problem Solving” o il “Group Investigation”, che attraverso la curiosità stimolano i ragazzi a lavorare insieme per trovare la soluzione di un problema. C’è anche l’approccio maieutico reciproco, basato sul confronto e la condivisione delle conoscenze, emozioni ed esperienze degli alunni, sperimentato per anni da Danilo Dolci, importante sociologo ed educatore.

Tutti questi metodi abbandonano il vecchio inflessibile metodo deduttivo per preferire quello induttivo, basato sulla selezione e analisi di ciò che è familiare e vicino. E, se tutto funziona come dovrebbe, pertinente.

Il progetto CARMA è co-finanziato da Erasmus+ KA3: Sostegno per le riforme politiche, Potenziali Iniziative orientate ai Progetti di Cooperazione e si rivolge alla promozione di un “insegnamento ed apprendimento innovativo e collaborativo all’interno dell’istruzione scolastica.

Segui il progetto sulla pagina Facebook www.facebook.com/CARMA.Project

Per ulteriori informazioni sul progetto e sui risultati della ricerca visita il sito  www.carma-project-eu o in alternativa contatta Rosina Ndukwe: rosina.ndukwe@cesie.org