La comunità Ragazzi Harraga resiste mostrando il valore assoluto della condivisione

6 luglio 2018 | Migrazione

È avvenuto qualcosa di importante lo scorso venerdì, 29 giugno 2018, presso I Cantieri Culturali alla Zisa: davanti allo spazio di Bibliothèque sans frontières, giovani provenienti da tanti paesi diversi e giovani italiani, tutti abitanti di Palermo e che hanno preso parte ai percorsi laboratoriali del Progetto Ragazzi Harraga, hanno dato evidenza della forza dello scambio tra “culture”, ma anche della relatività e della  ricchezza delle differenze.

Attraverso le loro poesie, balli, lettere, brevi performance, messaggi condivisi, hanno ricordato a tutte le persone presenti che questa società plurale, nella quale viviamo, può essere felice solo se si impara a stare insieme, con rispetto, ascolto e valorizzazione di tutte e di tutti.

È stato un momento di festa, ma anche di riflessione e di analisi condivisa del momento storico che siamo vivendo,  che ha coronato la conclusione dei tre laboratori, interculturale, di ballo e dei diritti e della convivenza, realizzati fino ad ora nel secondo dei tre cicli previsti dal Progetto Ragazzi Harraga e attivati a partire da aprile 2018 dando seguito al primo ciclo realizzato e concluso tra ottobre 2017 e marzo 2018.

I partecipanti del laboratorio interculturale hanno affrontato le sfide del dialogo interreligioso: conoscere le altre religioni, visitare e confrontarsi con un Imam in moschea e con un prete in chiesa, ha permesso loro di conoscere le diverse pratiche religiose ma soprattutto di comprendere i valori comuni di pace, tolleranza, solidarietà, amore e rispetto; valori che tutti quanti condividono. Su questa base comune, a dir loro, deve essere costruita una convivenza pacifica tra popoli che preveda un rispetto di tali pratiche religiose e provando sempre a capire come venirsi incontro. La metodologia dello story-telling ha permesso loro di trasformare alcune delle loro consapevolezze in storie di saggezza e di dialogo interculturale.

I partecipanti del laboratorio di diritti e cittadinanza, con altrettanta convinzione e dedizione, hanno lavorato per mesi sul significato della parola “cittadinanza”, al di là di ogni appartenenza nazionale, e hanno scritto e letto durante la festa una lettera indirizzata alla città di Palermo e ai sui cittadini e alle sue cittadine, che comincia così: Cara Palermo, vorremmo dirti che l’amicizia, per noi, è una cosa molto importante perché può aiutarci ad imparare uno dall’altro, perché non ci fa sentire più soli e ci dà la forza.  L’amicizia aiuta a cambiare le idee degli altri e ad aprire la mente. L’amicizia è rispetto, riconoscersi reciprocamente. Se qualcuno ti rispetta, allora sei veramente libero. La libertà vuole dire cura, salute, stare bene fisicamente e mentalmente: non c’è libertà se non ti senti al sicuro. Essere al sicuro significa non avere paura; paura di essere aggredito, di essere emarginato, vuole dire vivere in un posto dover poter stare tranquilli (…).

I partecipanti al laboratorio di ballo hanno dato testimonianza di come si possa acquisire maggiore consapevolezza di sé e degli altri attraverso la respirazione e il movimento, di come si possa comunicare in maniera eccezionale tramite il proprio corpo. L’esibizione di danza ha mescolato balli turchi, nigeriani e filippini in un armonioso movimento corale, ha visto i partecipanti del laboratorio sperimentare sul proprio corpo e con i propri sensi, il forte potere espressivo della danza che sintonizza le persone, che supera le barriere linguistiche e che permette di condividere emozioni e sentimenti.

La festa è stata anche l’occasione per consegnare a ciascun partecipante certificati che dimostrano il processo di apprendimento svolto e un portfolio delle competenze che racchiude le loro competenze trasversali, fatte emergere e ampiamente migliorate dopo questo ciclo di workshop.

La serata è proseguita con un aperitivo multietnico offerto dal CESIE, presso i locali del Cre.Zi. Plus e un concerto dei Booku ndal e Santi Yalla, giovani musicisti senegalesi, gambiani e nigeriani, esordienti nel mondo della musica palermitana/africana.

Eventi come questo acquisiscono oggi ancora più valore: accanto alla gioia dell’essere insieme, ogni parola, video, passo di danza, ha espresso anche la volontà di resistere alle tendenze sempre più apertamente razziste e discriminatorie messe in atto da gran parte delle politiche istituzionali italiane ed europee e purtroppo anche da tante persone comuni che probabilmente non hanno mai avuto la fortuna di incontrare sul loro cammino la bellezza degli “Altri”, e di vincere le proprie paure.

I percorsi realizzati e i momenti di condivisione come le nostre feste, sono invece uno strumento per ribadire, al contrario, la possibilità di una convivenza pacifica e di un’interazione positiva tra persone di diversa origine che hanno scelto di condividere un luogo e investire su quel luogo e sulle relazioni.

I percorsi laboratoriali di Ragazzi Harraga non si concludono qui: siamo già pronti per nuovi momenti di apprendimento

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