Il volontariato che cambia la vita: testimonianza SVE

basidaDi seguito pubblichiamo una testimonianza di una nostra volontaria napoletana Marika Manzoni, che sta effettuando uno SVE – Servizio Volontario Europeo presso la casa di accoglienza Basida in Spagna.

“Queste righe che mi appresto a scrivere, vogliono essere una testimonianza di quello che sto vivendo in questi mesi durante lo svolgimento del mio progetto SVE .

Lavoro in una comunità, il cui nome è ”Basida”, che accoglie non solo malati di Aids, ex carcerati, ex alcolizzati e persone con malattie in fase terminale, ma anche tutti coloro che, rifiutati da ospedali, case di cura e purtroppo dalle proprie famiglie, sono costretti a morire in carcere o per strada. Pertanto Basida si pone l’obiettivo di offrire a queste persone un ambiente familiare e qualificato, con lo scopo di restituire loro la propria dignità e di aumentare la loro autostima. Per quanto concerne il mio lavoro nello specifico, mi occupo insieme all’equipe di base, di seguire gli ospiti della comunità in tutte le molteplici attività, individuali o di gruppo, che vengono loro proposte giornalmente, tra le quali compaiono ad esempio il laboratorio di manualità, la terapia congnitiva, gli esercizi di fisioterapia, il laboratorio di cultura, il cineforum, ecc.

Uno dei miei compiti principali è quello di aiutare le persone con maggiori difficoltà a prendersi cura della propria igiene e a svolgere le normali azioni quotidiane. Grazie a queste persone in quattro mesi ho imparato tante cose, mi hanno insegnato poco alla volta, e continuano a farlo tuttora, a ridimensionare molte delle difficoltà che ho incontrato nel mio cammino e, che all’inizio mi sembravano insormontabili, mentre adesso appaiono quasi inconsistenti ai miei occhi, se paragonate alla reale sofferenza con cui mi misuro ogni giorno a Basida. Ho imparato soprattutto quanto l’amore sia un sentimento spontaneo e gratuito, quanto sia importante guardare oltre le apparenze e soprattutto ho imparato a non identificare una persona con la sua malattia per non dimenticare che dietro le storie difficili di ognuno si nascondono persone meravigliose con una gran voglia di vivere e di ricominciare.

Quando sono arrivata a Basida, l’impatto con questa realtà così dura è stato molto forte, anche se devo ammettere che me lo aspettavo. Avevo paura di non riuscire ad ambientarmi in questo nuovo contesto e soprattutto di non riuscire a reggere i ritmi di vita della comunità, nella quale bisogna far fronte a tante necessità, talvolta anche nello stesso momento, e nella quale tutto si svolge insieme, avendo così l’impressione di non poter mai staccare la spina. Soprattutto temevo di non essere in grado di controllare le mie reazioni emotive di fronte agli ospiti con situazioni più gravi. Ad oggi tutto questo è superato e all’inizo del mio quarto mese qui, posso affermare di essere veramente felice.

Ho una nuova famiglia che ogni giorno mi sprona, mi motiva, mi da gioia, mi da degli insegnamenti e, inoltre, ho un ottimo rapporto con le persone con cui lavoro. Ho, infatti, la fortuna di avere accanto un’equipe molto unita, costituita da persone che, seppure con i loro limiti e le loro differenze caratteriali, danno prova ogni giorno di grande flessibilità e rispetto reciproco, cosa che rende tutto più facile e più bello.

In conclusione, quindi, auguro a chiunque di vivere un’esperienza qui in Basida perchè ne vale veramente la pena.

Per questo ringrazio di cuore chi mi ha dato questa meravigliosa opportunità di crescita.”