Come promuovere l’introduzione di pratiche di apprendimento non formali e di metodi collaborativi nelle scuole?

Già a partire dall’ottobre 2016, il progetto CARMA ha collaborato con gli insegnanti dell’Istituto superiore Duca Abbruzzi – Libero Grassi per innovare la cultura scolastica e trasformare le pratiche in classe.

Angelo Pellegrino è uno degli insegnanti di questo istituto ad aver applicato sessioni di apprendimento collaborativo con i suoi studenti. Abbiamo chiesto ad Angelo di condividere la sua esperienza con il metodo CARMA: ecco la sua opinione.

Buona lettura!

 

Come hai scelto la classe con cui lavorare?

Dopo CARMA European Workshop a Baida dell’ottobre 2016, ho scelto una delle mie classi per sperimentare due delle tecniche studiate. La scelta è caduta, non a caso, su una classe prima dell’istituto tecnico a indirizzo Turismo per le problematicità emerse fin dai primi giorni dell’anno scolastico. Si trattava di una classe a rischio dispersione – come, purtroppo, avrei avuto modo di verificare nel corso dell’anno scolastico -, in cui erano emerse subito dinamiche relazionali conflittuali. Inoltre, molti di loro avevano un pregresso scolastico di fallimento: su una classe di circa 15 alunni frequentanti, ben 10 erano ripetenti. Ho pensato che potesse essere la classe adeguata ove sperimentare un paio di tecniche NFL al fine di motivarli a crescere come gruppo classe compatto.

Come hai scelto le prime tecniche da testare con gli alunni?

La scelta della tecnica da sperimentare è partita dalla considerazione fatta prima: occorreva creare un gruppo classe in cui ognuno si sentisse importante per sé e per l’altro. Ho così optato per il PETAL DEBATE perché offriva la possibilità a tutti di poter esprimere la propria opinione con la consapevolezza che questa sarebbe stata utile per l’intero gruppo. La scelta del tema è partita dagli argomenti del corso di Geografia. Così lo studio degli indicatori economici e sociali ha portato ad una riflessione sul concetto generale di benessere, mentre lo studio del continente europeo ha portata ad una riflessione sul valore attribuito al sentirsi o meno cittadini europei.  

Gli studenti hanno espresso un particolare interesse verso queste attività’?

Non tutti hanno vissuto questi momenti con vero interesse e partecipazione, probabilmente perché il tema da me scelto veniva avvertito sempre come troppo “scolastico” e per questo degno di scarsa attenzione. Di tutte le attività proposte, infatti, l’unica che ha riscosso un interesse unanime è stata la sessione di RMA in cui veniva loro chiesto di parlare di sé e dei propri interessi. Durante gli interventi in classe è invece emerso un certo disinteresse e una scarsa attenzione soprattutto all’ascolto reciproco. Anche durante gli incontri conclusivi, quando si è sperimentata la tecnica della BOX OF EMOTIONS, è emerso un limitato interesse all’ascolto, condizione credo necessaria per costruire dinamiche di classe più collaborative e meno conflittuali, oltre ad una significativa incapacità a sapere dare un nome alle proprie emozioni.

Quali problemi hai riscontrato e quali consigli daresti per una migliore applicazione delle tecniche non formali nelle scuole?

Credo che la scelta dei temi da parte mia abbia avuto un ruolo importante nell’ostacolare questo processo di crescita collaborativa perché sono stati avvertiti forse distanti da sé e dai propri interessi. Le tecniche NFL aiutano il docente nel suo lavoro quotidiano in classe, ma devono integrarsi a momenti formali perché altrimenti il momento non formale rischia di essere visto, dal docente e dall’alunno, come qualcosa di “altro” e relegato ad un ruolo marginale. Integrare i due momenti, quello formale e quello informale, non è però affatto semplice nella scuola secondaria perché i saperi si fanno sempre più settoriali e legati al contenuto.

Cosa avrebbe potuto consentire alle tecniche NLF applicate in classe (Petal Debate e Box of Emotion) di avere un maggiore successo?

Credo che ci siano stati due punti deboli. Il primo è stato causato dalla sporadicità degli incontri, il secondo dalla mancanza di un intero consiglio di classe che, seppur occasionalmente, applicasse queste tecniche. Quindi non è, a mio avviso, la tecnica in sé ad essere debole o poco efficace, ma le condizioni in cui è stata applicata che le hanno impedito di esprimere tutta la sua efficacia. Ovviamente in una classe diversa, più motivata e collaborativa, i risultati sarebbero stati altri però, e qui mi ripeto, la scelta di questa classe è scaturita proprio dalle sue difficoltà palesatesi fin dai primi giorni di scuola.

Puoi affermare che qualcosa sia cambiato nella classe da te scelta?

La scelta di questa classe dopo tutto rimane valida. Ritengo che la mancanza di risultati rilevanti non sia causata dalle tecniche in sé ma che risieda nella natura sporadica della loro applicazione e al coinvolgimento di un solo insegnante per classe.

A conclusione dell’anno scolastico, tre alunni avevano una frequenza scolastica irregolare al punto da rientrare nel rischio dispersione, altri 5 non promossi, altrettanti con giudizio sospeso e solamente 4 promossi. Rimane per la gran parte di loro la sensazione, emersa chiaramente durante l’ultima attività di BOX OF EMOTIONS, che si sia trattato di un anno generalmente “da dimenticare”. Le attività CARMA svolte in classe hanno invece rappresentato per molti le uniche note positive. In breve, di tutte le attività proposte loro dai docenti nel corso dell’anno, sono emerse come positive sono quelle sporadiche e limitate al corso di Geografia.

Così come Angelo, altri insegnanti provenienti da Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Austria e Turchia hanno coinvolto i loro studenti in varie attività di apprendimento collaborativo con l’intento di affrontare le sfide del mondo scolastico, quali la bassa frequenza e l’abbandono scolastico.

Il 10 ottobre 2017 gli insegnanti dell’Istituto Duca Abruzzi Libero Grassi organizzeranno un workshop dimostrativo presso la loro scuola per presentare il progetto, i metodi non formali testati e per condividere la propria esperienza con colleghi e genitori.

Il progetto CARMA è cofinanziato da Erasmus+ KA3: Sostegno alle riforme politiche, alle iniziative e ai progetti di cooperazione con un impatto di lunga durata, il quale mira alla promozione di un “apprendimento e insegnamento innovativo e collaborativo” nel quadro dell’istruzione scolastica.

Visita il sito carma-project.eu e segui gli aggiornamenti del progetto su Facebook.

Per ulterioru informazioni, contatta Rosina Ndukwe, rosina.ndukwe@cesie.org.